Un nuovo rapporto diffuso da Amnesty International e dalla Omega Research Foundation presenta prove della partecipazione di aziende europee al commercio globale in "strumenti di tortura", tra cui congegni fissati alle pareti delle celle per immobilizzare i detenuti, serrapollici in metallo e manette e bracciali che producono scariche elettriche da 50.000 volt.Il rapporto, intitolato "Dalle parole ai fatti", denuncia che queste attività sono proseguite nonostante l'introduzione, nel 2006, di una serie di controlli per proibire il commercio internazionale di materiale di polizia e di sicurezza atto a causare maltrattamenti e torture e per regolamentare il commercio di altro materiale ampiamente usato su scala mondiale per torturare.
Il rapporto verrà formalmente preso in esame domani a Bruxelles, nel corso della riunione del Sottocomitato sui diritti umani del Parlamento europeo. Amnesty International e la Omega Research Foundation chiedono alla Commissione europea e agli stati membri dell'Unione europea di tappare le falle legislative illustrate nel rapporto e di applicare e rafforzare la normativa esistente.
Nel rapporto è pubblicata una tabella (pag. 34) in cui sono elencate ben cinque aziende italiane coinvolte in un commercio internazionale di arnesi finalizzati alla tortura tra il 2006 ed il 2010.
"Nell'ambito del loro impegno a combattere la tortura ovunque abbia luogo, gli stati membri devono passare dalle parole ai fatti, imponendo controlli davvero effettivi sul commercio di strumenti di sicurezza e di polizia e assicurando che i loro prodotti non vadano a finire nella cassetta degli attrezzi del torturatore" - ha dichiarato Michael Crowley, ricercatore della Omega Research Foundation.
Scarica il rapporto in inglese "From words to deeds" (765.28 KB)









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