di Luca GarulliSollecitato dalla "prima mossa" fatta da Villiam Vernazza in precedenza, volevo, in tale sede, esporre una presentazione del tutto personale della mozione "I diritti e il lavoro oltre la crisi" in vista del congresso CGIL che si terrà in maggio a Rimini.
Quella che seguirà, lo dico subito, non pretende di essere una fedele e completa lettura del documento integrale di 28 pagine bensì la sottolineatura di ciò che "io ritengo" essere i passaggi più significativi sia nella fase analitica che in quella elaborativa.
LA CRISI, IL GOVERNO, LE IMPRESE
La Cgil ritiene che uno dei fattori fondamentali della crisi in atto consista nella crescita di disuguaglianze nei paesi ricchi, nello spostamento di quote crescenti di reddito dai salari ai profitti e da questi agli investimenti finanziari, mentre nei paesi in via di sviluppo siamo di fronte alla scelta di contenere la domanda interna.
Così si determinano surplus finanziari sempre maggiori e sottratti alla domanda globale.
Seguono, poi, l'allentamento della politica monetaria, la formazione di una liquidità crescente, lo stimolo ai consumi attraverso il debito (con la connessa scarsa regolazione e trasparenza dei prodotti ad alto rischio) con conseguente trasmissione degli effetti della crisi dai mercati finanziari, bancari e assicurativi all'economia reale.
Però l'azione concertata dei governi ha contenuto gli effetti più drammatici della crisi finanziaria in virtù della mobilitazione di ingenti risorse pubbliche.
Ciò che, invece, sono mancati sono stati gli interventi di sotegno alle protezioni, tutele sociali e redditi.
Il governo nazionale italiano ha deciso di privilegiare il contenimento del debito pubblico come cuore della propria strategia : non ha tagliato le tasse sul lavoro e sulle pensioni; ha sottratto risorse al Mezzogiorno, alla sanità, alla scuola, alla università; ha ripristinato legge e centralizzazione nei comparti pubblici mancando in efficienza ed innovazione; ha sacrificato interventi leggeri e necessari (sicurezza del territorio, delle zone da bonificare, delle aree sismiche e delle scuole) per opere pesanti di dubbia utilità; a livello mondiale l'mmagine del paese è oggi fortemente compromessa; infine, la partecipazione non è stata favorita nelle relazioni con le Regioni, Province, Comuni e forze sociali in merito all'apertura di tavoli anticrisi.
Ma la sfida odierna davanti cui il paese e l'Europa si trovano richiede proprio al governo di centrodestra di dimostrare se può proporre un'alternativa credibile di politiche economiche, fiscali e sociali.
La stessa scelta è di fronte al sistema delle imprese italiane.
Con la firma dell'accordo separato sui contratti, Confindustria ha optato per la risoluzione della crisi senza ridefinire in maniera unitaria con sigle sindacali le nuove regole.
Le imprese dovrebbero attuare scelte di innovazione senza giocare, quindi, sulla riduzione di costi e diritti, sulla caduta di investimenti in ricerca e sviluppo, sulla scelta di settori e profitti sicuri e con poca concorrenza.
Per la CGIL ogni crisi di carattere epocale ha dentro di sè anche i fattori di cambiamento.
Compito del sindacato è quello di dare al suddetto il segno e il contenuto di una generale innovazione di obiettivi, di politiche economico-sociali, di idee di società, di cooperazione e regolazione degli interessi internazionali in cui il lavoro e l'uguaglianza ritrovino centralità.
Alla luce di tali considerazioni si pensa di ridefinire anche i parametri su cui è costituito il concetto stesso di ricchezza e di crescita di un paese, e cioè a partire dalla ridiscussione dello stesso concetto di PIL.
A conclusione di tale introduzione citerò sbrigativamente le nozioni-proposte per il XVI Congresso e su cui tornerò successivamente : unità del Paese e difesa dei valori fondanti della Carta costituzionale; allargamento della democrazia partecipativa; unificazione del lavoro pubblico e di quello privato; tassazione delle rendite e dei grandi patrimoni per attuare una forte redistribuzione della ricchezza in favore di lavoratori e pensionati, facendo leva anche e soprattutto sulle risorse recuperate nella lotta all'evasione fiscale; riconquista di un potere contrattuale in un quadro di nuove regole per i contratti nazionali e per una contrattazione di secondo livello più estesa; vera mobilità sociale (ingessata da corporazioni, privilegi di censo e di patrimonio) premiando la meritocrazia.
Sulla base delle divisioni profonde nei rapporti fra sigle diverse intercorse negli ultimi mesi, la CGIL deve lavorare per ridefinire costantemente una unità d'azione con CISL e UIL.
Vitale, quindi, è il superamento di ogni chiusura e di autosufficienza a vantaggio dell'allargamento del fronte sociale (in un quadro di alleanze anche istituzionali) interessato ad un piano di contrasto al declino del paese.
IL MONDO E L'EUROPA
La crisi globale può essere un'occasione irripetibile per il rovesciamento del modello neoliberista, il concretizzarsi di nuovi strumenti istituzionali sovranazionali più efficaci degli attuali; allo stesso modo a livello mondiale servono piattaforme sindacali capaci di contrastare la crescente disoccupazione e, nei paesi meno sviluppati e privi di reti sociali, la povertà in cui molti lavoratori rischiani di cadere.
La CGIL sostiene le scelte dell'ITUC (consiglio sindacale mondiale) a favore dell'allargamento dei diritti sociali, delle libertà sindacali, un nuovo sistema di governo mondiale.
Positivo è stato l'affermarsi del G20 anche se rimane il ritardo tra soluzioni proposte nei documenti e la loro applicazione.
In particolare non è stato riconosciuto il ruolo del sindacato nell'origine delle decisioni del G20.
Incoraggiante è stata l'elezioni di Barack Obama per la sua discontinuità con Bush nella valorizzazione del pubblico in campo sociale.
Inoltre, si prende atto della difficoltà storica della sinistra europea nel porsi come forza governante le contraddizioni dell'attuale fase del capitalismo.
L'Unione Europea è in ritardo nel rafforzare organismi sovranazionali per definire un nuiovo modello di sviluppo globale in quanto la dimensione dello stato nazionale non è più sufficiente per competere con vecchie e nuove potenze.
E' necessaria, quindi, la piena entrata in vigore, del Trattato di Lisbona.
Le risposte solo nazionali spingono verso il protezionismo economico e la xenofobia in campo sociale.
Forte è stata la mobilitazione del CES (confederazione dei sindacati europei) per rilanciare il ruolo del pubblico nell'offerta di beni essenziali ma anche nella riconversione e ristrutturazione produttiva funzionale alla modifica di modelli sociali che non tengono conto del benessere delle persone (leggi sostenibilità ambientale ed energetica oltre agli investimenti nella ricerca ed istruzione).
E', bensì, necessario diffondere la contrattazione per tutti i paesi europei e coniugare le decisioni economiche alla dimensione ecologica e sociale.
Funzionale al rafforzamento del sindacato europeo è il potenziamneto dei Comitati Aziendali Europei, quali cellule sindacli transnazionali di base, e dei Consigli Sindacali Interregionali, quali articolazioni della CES nelle regioni transfrontaliere.
GUERRA E PACE
Da sempre contro la guerra, la CGIL si oppone alla rincorsa agli armamenti, la crescita delle spese militari, ritenendo che solo con la cooperazione, la reciproca conoscenza e comprensione, la crescita dei livelli culturali e il superamento delle povertà.
Contro l'intervento in Afghanistan in quanto lo scenario ha dimostrato che le recenti elezioni non possono vedere la partecipazione democratica della popolazione alla vita politica come imposizione dall'esterno bensì come conquista dal basso.
L'indebolimento progressivo delle istituzioni afgane ne sono una prova.
Bisogna porre fine a quella missione chiedendo una Conferenza Internazionale di pace per l'intera regione sotto l'egida delle Nazioni Unite.
Per l'Irak va definito il ritiro di tutte le forze militari straniere avviando un piano straordinario di investimenti per definire prospettive di sviluppo economico e civile.
In tutta la regione è sentito l'impegno per una ripresa dei negoziati di pace fra Israele e Palestina senza avallare nuovi insediamenti di coloni e promuovendo la libera circolazione dei palestinesi.
Per ultimo, è urgente un'iniziativa di riforma dell'ONU.
IL "PROGETTO PAESE"
Urge promuovere un modello alternativo (detto "Progetto Paese") a quello messo in campo dalle autorità di governo.
Serve a guidare il cambiamento puntando su conoscenza, ricerca ed innovazione.
Questo presuppone la qualificazione e l'orientamento sociale degli investimenti nelle reti e nei servizi pubblici, un piano di riconversione e ricerca ecologica ed ecosostenibile, la messa in sicurezza di case, scuole, assetti territoriali e il contrasto alle mafie.
Parte di tale progetto sono le politiche per il Mezzogiorno privilegiando, in materia di infrastrutture, specializazzioni produttive e credito, un forte senso alla responsabilità pubblica nell'orientare le decisioni.
PIU' PRECISAMENTE.....
Non si può rinunciare a far rientrare nel suddetto progetto : la difesa del valore del lavoro nella COSTITUZIONE ed, in particolar modo, dell'articolo 21 riguardo all'importanza dell'imparzialità dell'informazione in un contesto in cui i canali presenti privilegiano stili di vita e modelli sociali lontani dai problemi reali dei lavoratori e dei cittadini tutti, che mai trovano nel lavoro esempi da seguire.
Essenziale rimane il concetto di LAICITA' dello Stato.
L'affermazione di un modello di società aperta, inclusiva, interetnica e interculturale permette di rispondere al bisogno di giustizia sociale e di fuoriuscita positiva dalla crisi schivando i binari del RAZZISMO e di una società chiusa e povera di futuro.
Di conseguenza sono necessari : un diverso governo del fenomeno migratorio attraverso una politica di ingressi legali più aderente alla realtà dei flussi, la chiusura dei CIE e la qualificazione del circuito accoglienza-assistenza-informazione passando per una legge organica sul diritto d'asilo e, successivamemente, il riconoscimento del diritto di voto e la riforma della cittadinanza.
Scontata è l'abolizione del reato di clandestinità e della legge Bossi-Fini.
Una delle priorità dell'azione ANTIMAFIA dello Stato, delle associazioni, dei sindacati e delle forze politiche, deve essere la conoscenza dei meccanismi di accumulazione dei capitali delle cosche mafiose, per cogliere i canali di infiltrazione del denaro sporco nell'economia legale.
Va sostenuta, quindi, la prassi della magistratura, delle forze dello Stato e di polizia nel contrasto all'attività mafiosa, ovunque essa si manifesti.
Da potenziare il riutilizzo sociale dei beni confiscati.
Forte dev'essere anche la regolamentazione del mercato mediante la selezione della qualità delle imprese e di modifica dei meccanismi degli appalti a partire dal contrasto al "massimo ribasso".
Sul tema difficile della SICUREZZA si punta su una linea che, a fianco di battaglie culturali, veda la tutela delle comunità e delle persone con una maggiore capacità di prevenzione nonchè risorse adeguate per l'apparato di giustizia ed il rafforzamento della lotta alla corruzione.
Per la CGIL la sicurezza dev'essere, innanzitutto, diritto al lavoro sicuro, acqua e aria puliti, cibo e casa sani, ambiente non inquinato, diritti sociali.
Per quanto riguarda il WELFARE, si parte da una critica del LIBRO BIANCO che depotenzia il pubblico in settori decisivi (sanità, istruzione e previdenza) a vantaggio di assicurazioni private, dei fondi integrativi, del privato, delle bilateralità.
Allo stato non resta che garantire la libera competizione tra fornitori di servizi.
I grandi rischi (invecchiamento, perdita del lavoro...) non coinvolgono più la responsabilità pubblica bensì quella del singolo.
Non a caso la bilateralità è esaltata per gestire gli ammortizzatori sociali e la predisposizione di schemi assicurativi privati anche per la non autosufficienza.
Nella SANITA' la veste pubblica deve attuare quel principio universalistico fondato sulla fiscalità generale e che, come nella previdenza attraverso un patto di ripartizione, deve attivare un rapporto solidaristico fra generazioni.
La salute, inoltre, rivendica la risoluzione di un problema esistente : la dimensione delle spese inerenti.
Il nostro investimento pubblico è inferiore alla media UE e OCSE.
Tuttavia, ciò che conta non è spendere di più bensì spendere meglio e rendere più efficace il servizio.
Solo entro un SSN di qualità e livelli essenziali di assistenza per tutti i cittadini può avere un ruolo la sanità integrativa.
Bisogna, infine, rivalutare le rendite e gli indennizzi per lavoratori infortunati e tecnopatici e loro eredi.
Per la PREVIDENZA, la CGIL è per un invecchiamento attivo, difendendo il sistema pubblico a ripartizione ed una omogeneità di trattamenti sostenibili economicamente nel tempo, che la riforma del 1995 cercava di sviluppare.
Rientrano nella mozione anche : la flessibilità in uscita (con nuovi coefficienti senza impatti negativi ed effetti retroattivi); un tasso di sostituzione della futura pensione (non inferiore al 60% dell'ultima retribuzione anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale); solidarietà (copertura figurativa per tutelare dalla discontinuità dei rapporti di lavoro, per la cura e congedi parentali...); perequazione delle pensioni contro l'impoverimento degli utenti; l'aspettativa di vita va legata anche al lavoro svolto e alle condizioni socio-ambientali (capitolo lavori usuranti) a partire dal contenuto del Protocollo del Welfare del 2007; infine, la previdenza complementare deve prevedere garanzie in momenti di crisi ed, al contempo, le risorse investite nei fondi negoziali potrebbero consentire di agire sul modello di sviluppo attraverso l'emissione di appositi titoli del debito pubblico per coprire investimenti in settori innovativi (green economy ad esempio).
Nelle POLITICHE SOCIALI spicca il reddito minimo di inserimento accompagnato da un potenziamento finanziario del Fondo nazionale per la non autosufficienza e dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (Liveas) con particolare attenzione per i servizi all'infanzia e per i figli diversamente abili.
Segue, poi, l'impegno per un sistema tariffario stabile nel tempo (attraverso soggetti settoriali di regolazione, terzi ed indipendenti) dei SERVIZI PUBBLICI come quello per rete idrica.
L'acqua come bene essenziale deve essere considerata di proprietà e gestione pubblica (come l'istruzione e la sicurezza) e con organizzazioni del lavoro tali da incentivare la democrazia partecipativa delle rappresentanze dei lavoratori e dei consumatori.
LA POLITICA INDUSTRIALE richiesta deve essere "verde" (coinvolgendo la ricerca col ripristino del credito d'imposta ed incentivi alla sinergia fra Università ed imprese private oltre che ad istituti pubblici), "territoriale" (l'innovazione del prodotto e le stesse reti lunghe extraterritoriali devono preservare i sistemi italiani e la loro occupazione rafforzando, chiaramente, l'istruzione tecnico-professionale richiesta dai distretti) e "sostenibile"(sul piano ambientale permettendo, altresì, l'ammodernamento delle reti infrastrutturali ed il recupero delle aree dismesse).
Nel TERZIARIO bisogna preservare l'equilibrio fra grande distribuzione e commercio di vicinato, il recupero e riciclo dei rifiuti prodotti, modelli contrattuali volti a depotenziare il ricorso al part-time governando meglio gli orari per difendere l'occupazione femminile.
Altro tema trattato è quello della CONOSCENZA.
Forte è il richiamo ad un apprendimento permanente per investire su un fattore lavoro di qualità anzichè sulla relativa soppressione dei costi.
Fondamentale è elevare l'obbligo scolastico a 18 anni e sostenere l'autonomia scolastica, universitaria e degli enti di ricerca.
E' necessario che gli investimenti in rapporto al PIL tocchino il 3% e non il misero 1% dei giorni d'oggi.
La ricerca pubblica di base (progetti europei e nazionali) non va contrapposta a quella applicata e l'aggregazione delle piccole imprese può contribuire ad attività migliorative inserendosi in circuiti territoriali.
Nel progetto figurano anche cenni sulla POLITICA FISCALE riguardanti obiettivi quali la riduzione di 3 punti di IRPEF e la rimodulazione delle detrazioni per il lavoro dipendente e pensionati per i prossimi 3 anni ed un beneficio medio netto di 100 euro mensili per le suddette categorie.
Serve un patto fiscale che dia dignità alla lotta all'evasione ed elusione (ripristino dell'albo dei fornitori, tracciabilità dei pagamenti a 5000 euro per pagamenti in contanti-libretto-assegno al portatore) e che preveda : una tassazione del patrimonio immobiliare al 20%, l'eliminazione del drenaggio fiscale su dipendenti e pensionati riducendo la prima aliquota dal 23% al 20% e la terza dal 38% al 36%, detrazioni per i figli a carico e assegno al nucleo superando il problema dell'incapienza, l'imposta sulle grandi ricchezze con una rivalutazione degli estimi catastali e sulle transazioni finanziarie internazionali ed, infine, un'armonizzazione europea della tassazione degli interessi, utili e dividendi e (alla fonte) per gli acquirenti non residenti di titoli del debito pubblico.
Voluminosa è la parte sul MERCATO DEL LAVORO dove si punta a unire pubblico e privato nella comune lotta al sommerso (con forti attività ispettive), per il lavoro a tempo indeterminato (con fiscalità di vantaggio) a scapito di altre tipologie e la definizione di un tempo massimo di permanenza presso la stessa impresa in rapporti non stabili, l'estensione dell'articolo 18 per chi è alle dipendenze di datori di lavoro fittizi (con più di 15 dipendenti), la riduzione a lavoro dipendente della figura del socio-lavoratore della cooperativa, il contrasto all'emigrazione di giovani dal Sud verso il Nord ed il rafforzamento del ricorso ai contratti di solidarietà.
Per la CONTRATTAZIONE il modello mozionale propone il doppio livello che contrasti il ritorno alle gabbie salariali e generalizzando l'attività decentrata con integrativi fruibili a livello aziendale senza, però, farvi rientrare il salario straordinario.
Per chi non dovesse usufruire del secondo livello, va estesa la norma di salario aggiuntivo.
Il contratto nazionale nella sua funzione regolatoria dei livelli retributivi deve spingere per alzare il monte salari dal 42% al 50% del PIL.
Gli enti bilaterali possono essere criticati nella loro trattazione nel Libro Bianco ma non respinti a priori in quanto vanno difesi nella loro origine contrattuale con funzione integrativa ma non sostitutiva.
La contrattazione di secondo livello deve ricomporre le filiere mentre è compito di quello nazionale ridurre il numero dei contratti e, quindi, anche degli enti bilaterali.
Arduo ma citato è l'impegno di portare il sindacato a contrattare (tramite gli accorpamenti di filiera, settore e territoriali di secondo livello) nelle microaziende.
Sulla SICUREZZA E SALUTE SUL LAVORO si critica il depotenziamneto del Testo Unico e lo spostamento di responsabilità dai datori ai lavoratori.
Si toccano, infine, temi come la DEMOCRAZIA SINDACALE (voto certificato dei lavoratori sulle piattaforme e sugli accordi in tutti i livelli di contrattazione anche con accordi separati).
Frutto del potenziamento della contrattazione decentrata è l'indispensabile diffusione delle rappresentanze nei luoghi di lavoro a suffragio universale e superando la rigida scelta su una lista unica bloccata per la designazione delle RSU e RLS.
La mozione si chiude trattando la necessità di definire modelli organizzativi più flessibili e moderni in rapporto alle NUOVE ESIGENZE dell'organizzazione del lavoro (precari, immigrati, giovani, l'unificazione di sigle di categoria come quella fra chimici,tessile,energetico e manifatturiero), l'accettazione delle SFIDE MODERNE del federalismo e della sussidiarietà come allargamenti degli spazi democratici preservando, però, l'unità del paese e i diritti costituzionali ed, in ultimo, la cura della trasparenza nel pubblicizzare il BILANCIO SOCIALE (ispirato a criteri di sobrietà e rigore), il potenziamento dei CANALI COMUNICATIVI (web, comunicazione radiofonica e anche televisiva) ed il prezioso ruolo della FORMAZIONE degli iscritti tramite il rapporto fra coinvolgimento sindacale e spirito critico.
Grazie per l'attenzione !
Garulli Luca









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Epifani non cessa di stupirci. Prima proclama uno sciopero generale per il 12 marzo della sola CGIL sapendo che Cisl ed Uil non aderiranno perchè lo hanno cancellato dalle loro opzioni. La Cisl e l'Uil si sono assestate come sindacati collaborazionisti che stanno dentro la piccola nicchia concessa loro dal Governo e dal Padronato e che riguarda essenzialmente la gestione di servizi, magari comuni, con gli enti bilaterali che, secondo il lungimirante disegno di Sacconi dovrebbero sostituire parti importanti del welfare e coinvolgere i sindacati soltanto a valle delle politiche decise unilateralmente dagli imprenditori.Sacconi la chiama "complicità". Cisl ed Uil non faranno mai più uno sciopero generale e tendenzialmente sono portati a ridurre ogni genere di sciopero. Hanno cambiato profondamente il loro rapporto con i lavoratori, con gli stessi loro iscritti che non è più quello di Carniti e Benvenuto ai tempi della autonomia operaia e del "salario variabile indipendente". Il sindacato è diventato un momento necessario all'organizzazione sociale che amministra un potere sui lavoratori attiguo a quello dell'ufficio risorse umane delle imprese e spesso in collaborazione con questo.La CGIL quindi si accontenterebbe di 500 euro una tantum subito e di una promessa di alleggerimento del prelievo fiscale.E' sconcertante come questa miserabile mancia possa essere sufficiente per disdire uno sciopero generale che certamente, anche se meritava ragioni assai più forti per la sua proclamazione riflesse da una realtà sempre più tragica ma non accolte nella "piattaforma", non può essere soppresso da quella che sembra una precipitosa fuga dalle responsabilità.Non so che cosa sia intervenuto a spingere il segretario generale della CGIL a fare una offerta così umiliante al Governo.Probabilmente i soloni del PD che si occupano di sindacato hanno protestato per la proclamazione dello sciopero rendendosi conto che, sebbene animato con rivendicazioni ridicole, la situazione del paese è talmente esplosiva e drammatica che potrebbe diventare tutt'altra cosa e spingere finalmente verso quelle due o tre cose che segnerebbero davvero una inversione di tendenza: istituzione del Salario Minimo Garantito, abolizione della legge Biagi, meglioramento generalizzato dei salari e delle pensioni.Le contraddizioni sociali stanno diventando acutissime. Il Governo si rifiuta di mettere un tetto agli scandalosi stipendi e benefict dei managers che valgono ognuno di essi quanto il salario di mille o duemila operai e dall'altro ricatta i lavoratori dipendenti con il baubau del debito pubblico che impedirebbe qualsiasi miglioramento o addirittura richiederebbe una riduzione dei loro salari.Allo scandalo degli emolumenti dei managers pubblici e privati si accinge quello del costo abnorme ed in crescita della politica.Oramai siamo a cifre che vanno ben oltre i 100 miliardi di euro l'anno e tendono a dilatarsi nel territorio. Basterebbe che il cinquanta per cento del costo dei nababbi che vivono di politica fosse destinato ad un fondo per il sostegno delle famiglie più provate dalla crisi, per la costruzione di alloggi popolari e di scuole per alleviare la lunga notte dell'anno che è appena cominciato sotto i peggiori auspici.Bisognerebbe inoltre operare per ottenere un Minimo Salariale Europeo ed evitare le macellerie sociali delle fabbriche che chiudono in Italia perchè in Serbia o in Polonia i salari non superano i trecento euro mensili.Può darsi che il Governo accetti la proposta di Epifani. Sarà una sconfitta del Sindacato che si sarà accontentato di una modestissima mancia.Può darsi che la respinga. In questo caso si cercheranno altre ragioni per non fare uno sciopero che di giorno in giorno diventa sempre più temuto dalle oligarchie politiche.Se la CGIL e la sinistra continueranno a tenere un profilo basso la crisi travolgerà tutto e tutti. La sconfitta dei lavoratori sarà la sconfitta dell'Italia che diventerà sempre più iniqua e dequalificata.
Pietro Ancona
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