di Tonino DitarantoSono circa trecento le famiglie fidentine che rischiano la chiusura del rubinetto del gas in questi giorni e il numero è destinato a salire vertiginosamente.
Stessa cosa succede per l'energia elettrica e altri bisogni primari.
La situazione occupazionale della nostra cittadina si sta facendo drammatica. E' sotto gli occhi di tutti ciò che sta accadendo nei vari settori produttivi a partire dalla crisi della Bormioli al rischio reale di chiusura di alcune aziende edili cittadine, allo svuotamento delle attività commerciali del centro cittadino, mentre le grosse catene la fanno sempre più da padrone.
Decine di artigiani sono ormai a casa da diversi mesi, e diverse aziende del settore metalmeccanico o si affidano allo strumento della cassa integrazione o costringono i loro dipendenti a settimane di ferie forzate.
Eppure nonostante la crisi con i suoi devastanti effetti è sotto gli occhi di tutti le attenzioni della classe politica fidentina sembrano rivolte verso tutt'altre questioni.
Mi si potrà dire che questi sono gli effetti di una crisi che investe l'intera nazione, e io sono sicuramente d'accordo, ritengo tuttavvia che anche se le risorse dei comuni non permettano di attuare politiche di aiuti economici adeguati alle esigenze, l'Amministrazione e l'intera classe politica locale non può sottrarsi dall'individuare quelle misure sia pur minime che permettano di affrontare la grave situazione nel modo più efficace possibile.
Non spetta a me dire quali possano essere queste misure ma posso provare a fare un esempio.
Dilazione nei pagamenti delle forniture di energia con importi da spalmare sull'intero anno al fine di evitare l'invio di bollette con cifre da capogiro che mettono in seria difficoltà le famiglie che già non arrivano alla seconda settimana del mese.
Lancio un appello attraverso queste pagine sia all'Amministrazione comunale, sia alle forze politiche di maggioranza e di opposizione, sia alle associazioni sindacali e di categoria affinchè si possa aprire un serio dibattito e trovare le migliori soluzioni possibili.
tonino ditaranto









9 commento/i - scrivi nuovo!:
La notizia da dove viene scusa?
da fonti molto attendibili
tonino
Salve a tutti
Sono Adolfo Catelli, Segretario cittadino di Rifondazione Comunista-Sinistra per Fidenza: le fonti di Tonino sono assolutamente attendibili, sono, peraltro le stesse che abbiamo anche noi e confermano la situzione allarmante che si sta venendo a creare a Fidenza a causa della crisi che ormai sta investendo la nostra città. Purtroppo la situazione occupazionale sta divenendo sempre più critica e parecchie aziende cittadine navigano in cattive acque (Copas, Bormioli, Lockwoods...).
In qs. momento è necessario uno sforzo comune da parte di maggioranza e opposizione per far fronte comune davanti a questi gravi problemi e cercare soluzioni condivise e soprattutto efficaci: noi come PRC siamo disposti a garantire il nostro contributo fattivo, vogliamo sperare che lo stesso facciano le altre forze politiche e sociali delle città.
Adolfo Catelli
Avevet fatto bene a scrivere di questo. Conosco tante famiglie che non arrivano alla fine del mese e hanno anche figli. E le cause principali sono il pagamento delle bollette e le rate dei mutui
dai Tonino dacci dentro.
Finalmente qualcuno che parla dei problemi reali dei cittadini di Fidenza
L'incremento della disoccupazione non ha risparmiato la provincia di Parma che ha registrato, dal 2008 al 2009, un drammatico balzo in avanti di +83,7% passando da 4.197 a 7.713 disoccupati.
Mi trovo d'accordo con Adolfo e Tonino: la situazione occupazionale di Fidenza è allarmante. Occorre urgentemente mettere in atto interventi straordinari per arginare e recuperare il problema. Tutte le componenti sociali e politiche, ad ogni livello, devono farsi parte attiva.
Tanto per cominciare, bisognerebbe smetterla di spacciare per fonti di occupazione il baraccone dell'outlet et similia, che non offrono neppure il conforto di un lavoro precario o stagionale come quelli offerti un tempo da Lockwood e altre minori aziende locali. Poi bisogna che l'amministrazione si attivi per facilitare l'insediamento di un'industria produttiva (non distributiva) compatibile con la delicatezza agro-alimentare del nostro territorio. Mi rendo conto che è più facile a dirsi che a farsi. Però chi ha smaniato tanto per andare al potere, sulla base di contestazioni anche fondate al precedente regime, deve ora dare prova di capacità alternative. Hic Rhodus, hic salta. Parliamone per convergere verso scopi utili, anziché fare opposizione da sottoscala. In questo senso, mi pare che Catelli e Tonino, stiano dando prova di maturità e di collaborazione, senza perdersi dietro bruciori revanscisti. Solo i disoccupati veri e quelli che un posto di lavoro non l'hanno mai avuto hanno diritto alla rivincita. Sociale. Non politica.
Condivido nella sostanza le preoccupazioni espresse dai commento che precedono. Vorrei aggiungere che la spinta che gli investimenti pubblici, anziché privilegiare imprese o attività produttive che creano ricchezza, si è limitata a far da supporto all'edilizia e alle imprese di costruzioni.
Questi settori in certi momenti del ciclo economico possono smuovere altri settori produttivi e quindi promuovere lo sviluppo, ma non sono in grado di sostenerlo per lungo tempo. In tempi di crisi l'aver costruito beni in eccesso alla reale domanda è bruciare ricchezza ai danni dell'ambiente e del sociale. Gli enti locali che pigramente basano il loro equilibrio finanziario sulle entrate connesse all'attività edilizia devono avere il coraggio di cambiare.
Mi ricollego al giudizio espresso da Sartori sull'Outlet,luogo verso il quale avverto una repulsione fisica ed etica totale. Pare un camposanto,da lungi, esteticamente ed architettonicamente, di un kitsch nauseante e contiene negozii che costituiscono uno spot interminabile della fiera delle vanità. Ci lavora gente che conosco, amiche ed ex-alunne, che mi confermano che, accumulando anche le ore lavorative alla domenica, prendono, alla fin del mese, una miseria,che,se non altro, serve loro solo per non pesare sulla famiglia. La fauna che si aggira, di solito, per l'Outlet,e che entra ed esce soprattutto dai negozi d'abbigliamento, per mascherare poi con confezioni di lusso vorrei-ma-non-posso le proprie miserie fisiche ed etiche, si colloca al di là della mia soglia di sopportazione sociale. Ceterum censeo Outlet esse delendum.
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