mercoledì 3 febbraio 2010

Al chiar di luna, porto fortuna?

di Franco Bifani

Quella maledetta mattina, ci fosse stata o meno, prima, una gran bella luna, Fred avrebbe dovuto girare uno spot, per Carosello, di una nota marca di birra ed al suo fianco ci sarebbe stata una di quelle bambole bionde, da fischio ripetuto e prolungato, protagoniste di tante sue criminal songs, Anita Ekberg; per lei, forse, Fred aveva preso una sbandata, una delle tante attribuitegli, ma di cui, forse, nessuna radicata nella realtà, cucitegli addosso dal personaggio che interpretava e dagli abiti che indossava, quando cantava. La sua bizzarra Ford Thunderbird rosa, quella che lui aveva definito “criminalmente bella”, si schiantava, all'alba del 3 febbraio del '60, contro un camion, carico di porfido, mentre percorreva, a velocità folle, il quartiere Parioli di Roma.
E Fred moriva su un bus della linea 90, che un carabiniere, di guardia all'ambasciata americana, precipitatosi in suo soccorso, aveva prontamente fermato, durante il tragitto verso un ospedale. Da una Thunderbird ad un bus di linea, coerentemente con la sua vita di cantante scanzonato, tra America e Torino, tra barolo e stracotto, whisky e bionde platinate e fatali, alla Marilyn Monroe, Lauren Bacall e Jane Mansfield. Aveva solo 39 anni e, a quanto si dice, un solo amore, incontrato a 28 anni, mentre lei ne aveva solo 17, a Lugano, la Svizzera appena fuori porta. Ferdinando Buscaglione era a suonare nel medesimo locale in cui faceva il suo numero, con il Trio Robin's, come contorsionista-acrobata, lei, Fatima Ben Embarek, splendida fanciulla marocchina. Fu un colpo di fulmine; il padre di lei era fieramente avverso a quell'amore, ed allora i due si inventarono una fuitina al chiar di luna, in una notte innevata, fuggendo su una slitta trainata da un destriero, forse candido come la neve, pure lui. Nando 'd piassa Cavour era di umili origini, ma, fin da bambino, amava la musica; non quella noiosetta dei tre anni trascorsi, di malavoglia, al Conservatorio di Torino, ma, soprattutto, la musica jazz. Aveva imparato a suonare parecchi strumenti, con facilità e destrezza, ed aveva poi girato numerosi locali, fino all'incontro, fatale e simbiotico, con Leo Chiosso, al Gran Caffè Ligure di Torino. Leo divenne la sua altra metà; erano andati ad abitare in due palazzi, dirimpetto l'uno all'altro, per stare più vicini. Fred era un innamorato degli USA, ma alla Carosone di “Tu vuo' ffà l'americano”, alla Nando Mericoni del Kansas City; anche lui, l'America, non l'aveva mai conosciuta direttamente, gli piaceva tanto, ma solo di riflesso, senza farsene colonizzare culturalmente in modo acritico e totale, bensì reinterpretandola in maniera ironica e spaccona, in canzoni che erano dei brevi cortometraggi, con storie noires di bulli e pupe, bionde fatali e glaciali, pistole e sigarette a rotazione, whisky e poker, girls aggressive e vincenti sul maschio nostrano, ridotto ad uomo-oggetto, macchina per far soldi con cui accontentare i loro capricci nevrotici. “Tu, fumavi mille sigarette, io, facevo il grano col tresette...”. Compariva sempre sul palco con mezz'etto di brillantina sul capello, sigaretta penzoloni ad un angolo della bocca, in mano un bicchierone di whisky, rigorosamente on the rocks. Da bravo “ammeregano” alla Sordi, aveva fatto pure lui innumerevoli mestieri, prima di approdare a quello di cantante; sotto le armi, in Sardegna, in tempo di guerra, era stato fatto prigioniero, manco a dirlo, proprio dagli americani, era stato notato, come cantante,da un ufficiale di colore ed aveva iniziato la sua carriera a Radio Cagliari, prima di tornare poi nella sua Torino. Qui aveva messo assieme il complesso degli Asternovas, si era fatto crescere i baffetti alla Clark Gable ed aveva iniziato ad indossare abiti gessati alla gangster di Chicago, come nei racconti hard-boiled di Damon Runyon, dietro suggerimento di Leo Chiosso. Dalle testimonianze di alcuni amici, pare che Fred, poco tempo prima di morire, fosse stanco di questo personaggio alla Humphrey Bogart strapaesano che interpretava ormai da alcuni anni, tant'è che aveva scritto alcune canzoni fuori programma, diciamo così, come “Guarda che luna”,”Love in Portofino”, ”Non partir”, “Al chiar di luna, porto fortuna”. Aveva rivisto la sua Fatima, dopo anni di rapporti burrascosi, pareva che avessero progettato di lavorare, ancora una volta, assieme. Si dice anche che volesse interrompere la sua carriera fin che si trovava ancora a cavalcare l'onda del successo, prima che il pubblico gli voltasse le spalle. Le sue canzoni vivono ancora tra di noi, dopo 60 anni, interpretate, tra gli altri, dalla “Fred Forever Jumpin' Orchestra”, nata a Roma nel '95, divenuta poi “Buscaja”; in parecchi si sono cimentati nello scrivere una sua biografia, ultimo Giancarlo Susanna, che l'11 febbraio di quest'anno presenterà il suo libro “Nientepopodimeno che...Fred Buscaglione”, al Cineporto di Torino, all'interno di una serie di iniziative dell'Associazione Culturale F.E.A., denominate “Sotto il cielo di Fred”.

3 commento/i - scrivi nuovo!:

Anonimo ha detto...

Grande Fred!

Anonimo ha detto...

«Sono Freddy dal whisky facile, son criticabile ma son fatto così. Non credete, non sono un debole, m’han fatto abile, e la guerra finì. Se c’è una cosa che mi fa tanto male è l’acqua minerale! Miracolosa sarà, ma per piacere io non la posso bere! Perdonate se ho il whisky facile, son sempre amabile, pur se bevo così»

Franco Bifani ha detto...

Bisogna però specificare e chiarire che, stando alle testimonianze di amici e conoscenti, è vero che Fred aveva il whisky, ma forse di più il barolo, facile; ma pare proprio che sapesse senmpre fermarsi al punto giusto, evitando le ubriacature. Non era, insomma, un alcoolista marcio, una spugna assorbente di superalcolici di varia gradazione.