Che Antonio Di Pietro chieda oggi la commissione d'inchiesta parlamentare sulle responsabilità politiche dei fatti di Genova 2001 è pienamente legittimo.Certo io, nei suoi panni, proverei un minimo di imbarazzo dato che proprio l'Italia dei Valori nell'ottobre 2007 votò contro l'istituzione di tale commissione. Ieri Di Pietro era al governo e faceva parte della maggioranza e la commissione la si poteva istituire sul serio. Oggi siamo certi che i capogruppo del Pdl Gasparri e Cicchitto ascolteranno sicuramente la richiesta di Tonino... E allora a me pare che la mossa sia solo strumentale per guadagnare qualche voto della sinistra radicale.
Carta canta! Ecco le memorie sul comportamento dell'Idv:
DIAZ: DI PIETRO, COMMISSIONE D'INCHIESTA PARLAMENTARE
(AGI) (14 novembre 2008 ore 13.26)
"Oggi si puo' pensare a una commissione di inchiesta parlamentare che accerti le responsabilita' politiche circa i fatti relativi all'irruzione nella scuola Diaz di Genova durante il G8 2001". E' quanto ha tra l'altro affermato Antonio Di Pietro , questa mattina a Chieti. Secondo il presidente dell'Italia dei Valori, dopo la sentenza si puo' ragionare sulla costituzione di una commissione di inchiesta parlamentare. "Una cosa sono le responsabilita' politiche e una cosa sono le responsabilita' giudiziarie - ha detto Di Pietro - e i giudici possono valutare soltanto sulla base degli elementi costitutivi di reato e sulla base di prove idonee e concrete per accertare le corresponsabilita'. Quindi i giudici hanno fatto il loro dovere e se qualcuno non e' convinto di quella sentenza puo' e deve fare appello perche' i giudici possono eventualmente rivederla. Io rispetto le sentenze e non le commento: so pero' che una responsabilita' politica enorme come una casa c'e'. Perche' chi e' andato a fare l'irruzione alla Diaz non c'e' andato perche' si e' alzato col mal di stomaco ma perche' qualcuno ce lo ha mandato e nel fare quella cosa si sentiva coperto. Responsabilita' poliche quindi che devono essere accertate e che possono essere accertate solo in sede politica e quindi oggi, a sentenze emanate, si puo' ragionare anche su una commissione di inchiesta parlamentare per accertare le responsabilita' politiche".
G8:SU COMMISSIONE INCHIESTA MAGGIORANZA DIVISA VA SOTTO/ANSA
IDV E UDEUR VOTANO CON CDL, ASSENTI I SOCIALISTI - CDL ESULTA
(ANSA) - ROMA, 30 OTT 2007 - L'idea di istituire una commissione d'inchiesta monocamerale per indagare sul G8 di Genova, sulla gestione dell'ordine pubblico e sulle "dinamiche innescate che hanno provocato azioni violentemente repressive nei confronti dei manifestanti", spacca la maggioranza e viene bocciata alla Camera.
La commissione Affari Costituzionali presieduta da Luciano Violante non riesce a dare il mandato al relatore Gianclaudio Bressa (Ulivo) a riferire in Aula. Su 44 votanti, 22 votano contro e 22 a favore. E in caso di parita' una proposta di legge non passa, il mandato al relatore non puo' essere conferito e anche se il provvedimento dovesse essere inserito comunque all'ordine del giorno dell'Aula, ci arriverebbe con il parere negativo della commissione.
La Cdl, accorsa in massa all'ultimo minuto per il voto, esulta, applaudendo a lungo il risultato, mentre l'Unione riesce a spaccarsi anche a Montecitorio: Udeur e Idv dicono 'no' e la Rosa nel Pugno non si presenta.
A dire la verita', anche la Rosa nel Pugno si divide perche' i deputati radicali dicono che loro sarebbero stati favorevoli e che avrebbero detto 'si' se solo fossero stati chiamati a sostituire i colleghi socialisti. I socialisti invece, rappresentati da Cinzia Dato (capogruppo in commissione) e Angelo Piazza, criticano il testo perche' non li convince la "sovrapposizione tra la commissione d'inchiesta e i 4 processi in corso". Ma anche i socialisti sono a loro volta divisi, e infatti Giovanni Crema si dice molto dispiaciuto e ricorda ai due colleghi che la scorsa legislatura lo Sdi si era battuto per l'istituzione di una commissione d'inchiesta.
"Cinzia Dato pero' - puntualizza Graziella Mascia (Prc) - aveva detto che sarebbe venuta, tanto e' vero che mi aveva chiesto l'esatto orario delle votazioni...". E a nulla vale l'arrivo al 'fotofinish' di Lello Di Gioia (Rnp) chiamato dalla Dato "5 minuti prima". Il voto ormai e' terminato e perche' la sostituzione sia possibile serve la delega del capogruppo che non c'e'.
Luciano Violante non vota. "Io non voto mai", spiega alla fine della seduta. Anche se il suo voto in realta' avrebbe potuto fare la differenza.
Il presidente della Camera Fausto Bertinotti, per quanto deluso, non si sbilancia e spiega che non e' difficile immaginare cosa pensi del 'no' di oggi, mentre il capogruppo del Prc Gennaro Migliore chiede l'intervento di Prodi perche' il fatto e' "di una gravita' assoluta". Il leader di An Gianfranco Fini invece e' categorico: "La commissione era una cambiale in bianco per gli amici dei black-bloc".
Il voto di oggi, a parte le spaccature nell'Unione, non fila via liscio. Il capogruppo di An Ignazio La Russa prima con il suo intervento fa andare su tutte le furie la maggioranza perche' parla di commissione "ignobile" e ne propone una 'contro' al Senato per indagare su quali siano "le forze politiche che hanno organizzato i black-bloc". Poi An se la prende con FI che e' presente "solo con tre deputati su 10" fino a 30 minuti prima del voto. Ed e' solo quando in commissione si materializza la 'pattuglia' di 'azzurri' guidata dal capogruppo Elio Vito che nella Cdl si accende la speranza. "Forse ce la facciamo a mandarli sotto", profetizza Italo Bocchino (AN). Ma e' quando Giampiero D'Alia (Udc) propone l'appello nominale che riparte la polemica. Pd e Prc cercano di trovare sostituti per gli assenti e Graziella Mascia chiede una 'seconda chiama', come avviene in Aula, nella speranza che questi arrivino. L'iniziativa pero' contraria la Cdl che con La Russa comincia a gridare "Imbroglioni! Imbroglioni!". Con tutte le proteste che seguono. Infine la proclamazione di Violante che annuncia la parita' e il lungo applauso della Cdl.
G8: DI PIETRO, RICERCA VERITA' NON PUO' ESSERE PARZIALE
(ANSA) - ROMA, 30 OTT 2007 - "Quella che si voleva era un'indagine parziale sui fatti accaduti a Genova durante il G8. L'IdV avrebbe votato a favore per una ricerca della verita' a 360 gradi". Il ministro Di Pietro commenta cosi' il 'no' in commissione Affari Costituzionali alla proposta di legge per istituire una commissione d'inchiesta monocamerale sui fatti di genova.
"E' strumentale e faziosa la versione della sinistra estrema che ci accusa di non rispettare il programma - afferma il leader dell'Idv - noi siamo coerenti proprio per il rispetto di quanto scritto in esso. Sono loro che rovesciano la verita'. Abbiamo detto piu' volte che avremmo votato solo per una commissione con un mandato d'indagine ampio".
"Noi riteniamo che i gravi fatti di Genova, avvenuti durante un incontro istituzionale importante, si siano verificati per responsabilita' precise. La commissione che si voleva istituire - aggiunge Di Pietro - avrebbe dovuto indagare, incomprensibilmente, solo sul comportamento delle Forze dell'Ordine. E noi non comprendiamo il perche'. Se ci sono stati abusi da parte della Polizia, e' giusto vengano puniti. Ma allo stesso modo bisogna indagare su quei manifestanti che sono andati nel capoluogo ligure per sfasciare, distruggere e attaccare le Forze dell'Ordine". "E questo - conclude - non mi pare si possa definire un manifestare democratico".
G8: DONADI, IDV CONTRARIA A COMMISSIONE D'INCHIESTA
SE VERRA' ISTITUITA DOVRA' RIGUARDARE ANCHE BLACK BLOCK
(ANSA) - ROMA, 29 NOV 2007 - "Italia dei Valori da sempre e' contraria a una commissione d'inchiesta relativa ai fatti del G8, che abbia come scopo quello di mettere sotto accusa le forze dell'ordine del nostro Paese nel loro complesso, oppure di sostituirsi alla magistratura per celebrare un processo politico non basato sui principi e sulle garanzie dello stato di diritto". Cosi' Massimo Donadi, capogruppo di IDV alla Camera.
"Da questo punto di vista - aggiunge - appare quindi pretestuoso utilizzare le dichiarazioni dell'ex carabiniere Placanica al fine di giustificare nuovamente la richiesta di una commissione d'inchiesta. Se una commissione d'indagine si dovra' fare, dovra' riguardare i fatti di quei giorni nella loro interezza, e quindi - sottolinea - anche per quanto riguarda le violenze e le devastazioni poste in essere dai cosiddetti black block e con finalita' che siano comunque quelle proprie della politica e non della magistratura ordinaria".
Quo vadis, Tonino?
di Marco Travaglio
l'Unità 1 novembre 2007
Premesso che in Italia le commissioni parlamentari d’inchiesta sono enti inutili, anzi dannosi, non essendo mai servite a nulla, se non a produrre «verità» di maggioranza e di minoranza (cioè balle di partito), a insabbiare le colpe dei nemici e a esaltare i meriti degli amici, a confondere le idee anche a quei pochi che pensano di averle chiare, qualcuno dovrebbe difendere Di Pietro da Di Pietro. Come spesso gli accade da 15 anni, cioè da quando è sotto i riflettori, Tonino è in preda a un cupio dissolvi autodistruttivo che lo porta ad allontanare da sè i migliori che gli stanno vicino per asserragliarsi nel suo super-ego con pochi yesmen che gli danno sempre ragione. Il No alla commissione sul G-8, in sé, non è nulla di scandaloso. Sebbene prevista dal programma dell’Unione (pag. 77), l’inchiesta parlamentare non avrebbe portato a nulla, a parte il solito volar di stracci. Diciamoci la verità: a parte la sinistra «radicale», la commissione non la voleva nessuno. Se il centrosinistra non osa urtare nemmeno Pollari e Pompa, anzi li copre di prebende, figurarsi se ha il coraggio di mettersi contro la squadra di Gianni De Gennaro, ex capo della Polizia ora capogabinetto del ministro Amato.
Cos’è che non va, allora, nel No di Di Pietro? Il fatto che sia arrivato a sorpresa, non annunciato e non spiegato. E a braccetto con la Cdl. E per giunta in tandem con Mastella. Intendiamoci: gli inciuci con i berluscones li fanno più o meno tutti, nel centrosinistra. Ma Di Pietro non può permettersene neppure il sospetto: i suoi elettori non lo tollerano. Il fatto poi di ritrovarsi sullo stesso fronte di Mastella, attualmente è peggio che votare con Berlusconi. Ed è la seconda volta in sette giorni. Una settimana fa i due litiganti avevan affondato la maggioranza sulla società Ponte sullo stretto, meritandosi il plauso di Cuffaro (Totò aveva elogiato Tonino chiamandolo «uomo d’onore», ritenendololo un gran complimento). Anche su quella questione, è possibile che Di Pietro abbia le sue ragioni: dice che sciogliere subito la società comporterebbe uno spreco di 500 miliardi, mentre la soluzione che ha in mente lui costerebbe un decimo. Ma allora bisogna spiegare tutto e bene, possibilmente prima che la gente si trovi dinanzi al fatto compiuto. E magari prima di perdere per strada uno dei fiori all’occhiello, Franca Rame, ucita dal gruppo Idv proprio per la faccenda del ponte. Chi non frequenta il blog del ministro, cioè quasi tutti, non ci ha capito nulla. E i mezzi per spiegare non gli mancano, visto che è sempre in tv e sui giornali. Invece il No sul G-8 s’è capito benissimo. Ma era meglio se non si capiva.
In due interviste al Giornale e alla Stampa, Di Pietro non dice quel che sarebbe ragionevole: la commissione si sarebbe trascinata per anni in inutili scambi di accuse e ricatti senza cavare un ragno dal buco, ed è molto meglio lasciar lavorare i tribunali. No, dice una monumentale sciocchezza: «Questa indagine ha senso solo se viene compiuta a 360 gradi e riguarda sia i comportamenti dei manifestanti che quelli dei poliziotti. La sinistra massimalista vuole indagare esclusivamente sui poliziotti e un partito della legalità come l’Idv non può accettare una legalità a metà». Ma le commissioni parlamentari devono occuparsi delle deviazioni delle istituzioni, non di quelle dei cittadini comuni. Se un black-bloc spacca una vetrina, viene processato per aver spaccato la vetrina, ma la cosa è piuttosto normale: è il loro mestiere. Se un poliziotto fracassa il cranio a uno studente che dorme, e altre centinaia di agenti fanno altrettanto, c’è un problema nella polizia e ha senso che il Parlamento s’interroghi. Perché il mestiere della polizia non è quello di spaccare crani di giovani dormienti, ma quello di prendere i black-bloc. Se valesse l’assurda par condicio tra black-bloc e agenti, a quando una commissione sui topi d’appartamento e i palpeggiatori da tram?
Fino a un mese fa Di Pietro andava a gonfie vele. È uno dei migliori ministri del governo, senz’altro il più popolare. Sulle nuove leggi vergogna non ha sbagliato un colpo, opponendosi all’indulto e (più tardivamente) alla legge-bavaglio di Mastella. Complici l’asse con Grillo e la solidarietà a De Magistris, i sondaggi danno il suo partito come l’unico in crescita nell’ Unione. E, col ripristino del falso in bilancio e la modifica della Cirielli, ha vinto un’altra battaglia. E allora perché si agita? Perché dà l’impressione di smarcarsi dal governo proprio quando il governo, finalmente, dà ragione a lui? Ci fa sapere?









1 commento/i - scrivi nuovo!:
http://concita.blog.unita.it//C_ero_32.shtml
Posta un commento