martedì 9 febbraio 2010

Facciamo un passo avanti

Dopo l'impegno che ha assunto l'assessore a risolvere in tempi brevi la "questione Asso Futuro" propongo un ulteriore sfida al "DiariodiFidenza": perchè non tenere sulla colonna destra del blog, in bella evidenza, un conteggio relativo agli impegni presi dai politici con noi internauti.
Immagino già un bel timer con relativa didascalia che inchiodi le parole del politico di turno e lo costringa davanti a tutti a non mentire mai, oppure a mentire, senza però poi la possibilità di ribattere. Perchè non inserire un bel timer? Mi rivolgo direttamente a Giombi perchè provi a aumentare la capacità di controllo politico di questo blog.
Esempio: il cda delle Terme tre anni fa ha promesso l'aumento dei ricavi e la diminuzione della spesa...tutto disatteso: un orologio in bella vista farebbe vergognare loro almeno un pochettino di più di quanto già non facciano ora e aiuterebbe noi a decidere con l'aiuto di una buona memoria chi votare alle prossime elezioni...
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Barbieri - Teatro Necessario - sabato 13 febbraio

TEATRO DI RAGAZZOLA

NUOVA BARBERIA CARLONI
(BARBIERI)


una produzione
TEATRO NECESSARIO

con
LEONARDO ADORNI
JACOPO MARIA BIANCHINI
ALESSANDRO MORI

regia di
MARIO GUMINA


Divertimento, intelligenza, grandi capacità: così il Teatro Necessario. Bravissimi sempre. L'ammirazione e la stima cresciuti nel tempo, per l'abilità clownesca, l'agilità acrobatica, la musica in scena, tanti strumenti suonati dal vivo, ma infine per la grande teatralità con cui riescono sempre a fare vero teatro, arrivando con l'apparenza del nulla a costruire storie e situazioni tra il surreale e l'assurdo, con umorismo, ironia, con speciali sguardi che inducono al sorriso, sembrando quasi desiderino farsi perdonare, ammiccando tra loro, un gioco preciso di posture, di giochi muti, le particolari prove di destrezza e ingegnosità, piroette ed esilaranti sorprese. E così, coerenti alla loro poetica, al loro modo di vivere la scena, per "Barbieri" un grandissimo successo di applausi, entusiasti adulti e bambini, risate e calorosi riconoscimenti a scena aperta, un'allegria bella, contagiosa, circo, cabaret e varietà insieme. Teatro! (Valeria Ottolenghi)

sabato 13 FEBBRAIO ore 21.15
intero 10 euro - ridotto 5 euro
prenotazioni e informazioni 339.5612798
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lunedì 8 febbraio 2010

Risposta all'assessore Orlandi

Risposta all'assessore Orlandi.
Secondo me, dato che conosco molti luoghi a disposizione che si potrebbero utilizzare per questo tipo di attività (la casa di Contignaco, i locali della D'Annunzio, l'ex caserma della municipale, non so quanti saloni parrocchiali, tutti i locali quasi perennamente vuoti del palazzo dei congressi, il palazzetto e tantissimi altri locali che una città turistica come Salso ha a disposizione), non si può continuare a rimandare, a fissare incontri, a stabilire date.
La concretezza è la causa finale della serietà, della credibilità e della capacità di un amministratore.
Ho usato e uso toni duri perchè penso, come ho sempre pensato, che i progetti vanno realizzati in tempo, senza rimandare troppo oltre, perchè poi sfumano, sorgono problemi e svogliatezze, senza contare altri fattori che possono entrare nel circuito comunale (vedi la dimissione del cda delle Terme, per esempio).
E' un anno che Yabro gira come una trottola, chiedendo aiuto a tutti, ricevendo sempre risposte positive poi seguite dal vuoto pneumatico.

Tutto quello che ho detto lo riconfermo.

Inoltre: se Yabro ha una porta aperta dalla parrocchia non dovrei essere io ad essere informato per primo, ma l'assessore competente che ha donato molto tempo a questa iniziativa. Dunque anche questa domanda, "ti risulta?", è sintomo di indifferenza verso la questione, dovrei essere io a chiederlo all'Amministrazione.

La mia esortazione è: ci vogliamo dare una mossa???
Yabro lavora a Parma tutto il giorno, spaccandosi la schiena, come tanti altri, non si può pensare che abbia tutto il tempo di questo mondo, il Comune deve essere celere ed efficace, altrimenti i cittadini fra un anno mandano tutti a casa.

Aspetto azioni concrete, non risposte sempre positive e inutili. Voglio azioni concrete e le vogliono tutti i lettori di questo blog, tutte le persone ( e sono tante ) a conoscenza di questa storia.
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Associazione Futuro-l'ennesima vergogna salsese


Salve a tutti. Volevo presentarvi l'ennesima vergogna salsese, l'ennesima dimostrazione del divario ormai incolmabile fra la società civile salsese e l'Amministrazione comunale attuale. State attenti, sarò breve. Un anno fa è nata l'Associazione Futuro, il cui presidente (Omer Yabro) abita a Salso e lavora a Parma. Lo scopo dell'Associazione è quello di creare un dopo-scuola rivolto ai figli di immigrati della zona per approfondire e/o ripassare gli argomenti trattati in classe, in modo da aiutare i ragazzi in difficoltà a causa della lingua a capire gli argomenti trattati e l'intera classe a non rimanere indietro a causa dei diversi tempi di apprendimento dei ragazzi.
Un'iniziativa splendida e (per il Comune) a costo zero, partita da un immigrato e rivolta a migliorare sensibilmente il sistema scolastico salsese.
C'è solo un problema: il luogo. Per insegnare si ha bisogno di una classe, una stanza, un pavimento, un tetto, quattro mura e possibilmente dei banchi e delle sedie. Nulla di difficile reperibilità: per i banchi e le sedie si può chiedere ai diversi istituti una donazione (anche un riciclo dei materiali usati); per il luogo vi sono diversi canali, il comune, le parrocchie, gli istituti, i privati.

Ora, ecco il problema: il signor Yabro Omer non è riuscito a trovare il luogo.
Diverse parrocchie gli hanno negato un aiuto senza alcuna spiegazione, alla faccia dell'accoglienza.
Il Comune, anzi, Massimo Tedeschi e Matteo Orlandi, hanno tergiversato a lungo, per poi non dire niente (Massimo Tedeschi) o affermare che il comune non ha al momento luoghi disponibili (Matteo Orlandi), è uscito anche un articolo sulla Gazzetta.
Adesso Omer si sta muovendo per chiedere aiuto all'Istituto Alberghiero di Salso.

Sorge alla fine una domanda: è tanto difficile trovare un luogo?
Io penso di no; per questo rivolgo un appello a tutti quanti: spargete voce, mandate e-mail, informatevi presso chi pensate possa aiutare l'Associazione, dimostriamo all'Amministrazione due cose con un colpo solo: uno, la società esiste, è sveglia e capace, rapida e solidale, non disposta a farsi ingabbiare e a cedere ai complotti e dunque spietata al mometo del voto e della decisione; due, l'Amministrazione è incapace, lenta, arrogante, non merita di essere collocata a sinistra, e neanche a destra, l'unica collocazione è dalla parte degli incapaci.

p.s. Visto che l'assessore Parizzi legge assiduamente questo blog, perchè non pensa un po' anche lei come aiutare questa associazione? Grazie.
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SI al fotovoltaico, ma NON su terreni liberi. Una proposta di delibera di giunta comunale elaborata dal Movimento Stop al Consumo di Territorio

Bozza di Delibera:

LA GIUNTA COMUNALE

Visti i contenuti del Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 ad oggetto: “Attuazione della direttiva 2001/77/Ce relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità”;

Visti i contenuti del Decreto del Ministero dello sviluppo economico del 19 febbraio 2007 ad oggetto: “Criteri e modalità per incentivare la produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare, in attuazione dell’art. 7 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387”;

Dato atto che il comma 7 dell’art. 12 del D.Lgs. n. 387/2003 dispone che: gli impianti di produzione di energia elettrica - di cui all’art. 2, primo comma, lettere b) e c) – possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici; nell’ubicazione si dovrà tenere conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di cui alla Legge 5 marzo 2001, n. 57 artt. 7 e 8, nonché del Decreto Legislativo 18 maggio 2001, n. 228 art. 14;

Dato atto inoltre che il comma 9 dell’art. 5 del D.M. 19.02.2007 dispone che, ai sensi dell’art. 12 – comma 7 – del D.Lgs. n. 387/2003, anche gli impianti fotovoltaici possono essere realizzati in aree classificate agricole dai vigenti piani urbanistici senza la necessità di effettuare la variazione di destinazione d’uso dei siti di ubicazione dei medesimi impianti fotovoltaici;

Precisato che:

Anche in Italia è cresciuta la consapevolezza del pericolo che il nostro Paese e l’intero pianeta stanno correndo attraverso l’esponenziale consumo di suoli fertili, che genera il progressivo surriscaldamento del pianeta, pone problemi crescenti al rifornimento delle falde idriche, impoverisce la sovranità alimentare e non reca più alcun beneficio, né sull’occupazione né sulla qualità della vita dei cittadini;

I temi della qualità dell’aria, del risparmio energetico, del risparmio idrico, la conservazione del territorio agricolo e l’uso di energie alternative sono tra quelli posti come prioritari dal nostro Comune in tutte le sue azioni;

Benché la tecnologia fotovoltaica consenta di produrre energia “pulita”, utilizzando una fonte rinnovabile, non la si può considerare priva tout court di impatto sull’ambiente, in quanto occorre distinguere tra le diverse tipologie di impianto. In particolare, essa è difficilmente condivisibile quando è realizzata mediante impianti a terra di pannelli fotovoltaici su suoli liberi;

Gli impianti fotovoltaici posti su terreni rischiano di ridurre fortemente l’attività fotosintetica e la biodiversità, con impoverimento progressivo del tenore di carbonio nel suolo e di biomassa emergente: la conseguenza più evidente è l’emissione anziché la fissazione di CO2 climalterante (il suolo rappresenta il maggior pozzo di assorbimento di carbonio): questione paradossale, per una tecnologia che punta a ridurre le emissioni climalteranti;

Inoltre, per carenza/assenza di precipitazioni, a causa della copertura, la superficie andrebbe incontro a progressiva desertificazione, a meno che non si intervenga con recupero delle precipitazioni e loro utilizzo su tali superfici con impianti irrigui ad hoc, cosa che comporta l’utilizzo, per pompaggio/irrigazione, di una quota di energia prodotta;

In particolare, la forte concentrazione di potenza installata su pochi e grossi impianti realizzati al suolo rischia in poco tempo di vanificare quella che è la caratteristica peculiare ed interessante dell’energia solare, ovvero la produzione/generazione distribuita sul territorio grazie a piccoli/medi impianti che nell’ottica originaria dei creatori del meccanismo di incentivazione pubblica dovevano avere un peso consistente nell’economia generale del programma. Ovvero: essendo previsto un limite massimo di potenza installabile che può fruire delle attuali agevolazioni pubbliche, questi grossi impianti a terra precludono ad altre utenze la possibilità di accedere a tali benefici. Gli impianti integrati sull’involucro esterno degli edifici di taglia piccola e media (fino ad 1 MW di potenza) godono di una serie di vantaggi fondamentali rispetto alle grandi centrali a terra: generano energia elettrica nel luogo del consumo; riducono le perdite di distribuzione; impiegano superfici dell’involucro altrimenti inutilizzate; favoriscono la creazione di una conoscenza diffusa del fotovoltaico; sono meno appetibili da parte di speculatori stranieri (viceversa a caccia di investimenti di taglia maggiore); promuovono in modo più efficace gli operatori locali, contribuendo a sviluppare professionalità tra gli installatori e i progettisti nostrani; essendo più vicini alle utenze, promuovono una maggiore consapevolezza sull’importanza di ridurre i consumi energetici; se ben integrati negli edifici possono essere occasione di riqualificazione architettonica in edilizia; sono meno soggetti a furti. Infine, negli impianti di grandi dimensioni il peso percentuale del modulo sul valore complessivo dell’impianto è decisamente più consistente rispetto ai piccoli/medi impianti: in sostanza, i sistemi di commutazione della potenza e installazione rappresentano un valore percentuale più basso rispetto ai moduli, penalizzando l’indotto italiano e l’industria degli inverter, un altro settore in cui l’Italia ha una presenza di primo piano;

Le attività tipiche contemplate nell’ambito agricolo non prevedono la realizzazione di impianti fotovoltaici (anche temporanei) e, pertanto, tali progetti devono essere subordinati ad una variante urbanistica per la modifica della destinazione d’uso dei terreni;
Nel caso di volontà di trasformazione della destinazione d’uso di area agricola ai fini della realizzazione di impianti fotovoltaici a terra, è prevista la richiesta di sottoporre il progetto a Valutazione d’Impatto Ambientale, di produrre garanzie relative al mantenimento della fertilità dei suoli mediante programma agronomico, la stipula di specifica convenzione per l’uso temporaneo dei suoli e deposito cauzionale incondizionato dell’importo, con aggiornamento Istat, necessario per lo smontaggio, lo smaltimento e la rimessa in pristino delle aree;

DELIBERA

Di regolamentare la realizzazione di impianti di pannelli fotovoltaici a terra, escludendo rigorosamente quelli progettati su terreni agricoli/liberi per le motivazioni descritte in premessa;

Di consigliare ad eventuali società proponenti di ricercare siti in aree a destinazione produttiva, su superfici coperte già esistenti o, in alternativa, siti all’interno della perimetrazione dell’abitato. Il Fotovoltaico deve essere sensatamente installato su superfici già compromesse in termini di suolo perso, quali tetti di case e capannoni, aree adibite a parcheggio, altre superfici. Solamente una volta sfruttate tutte le opportunità di questo tipo ci si potrà indirizzare verso ex cave ed ex discariche, se non prioritariamente recuperabili a zone umide o a verde. Un’alternativa interessante, sull’esempio di altre realtà nordeuropee, potrebbe essere quella di installare, nei modi più consoni, impianti fotovoltaici lungo i bordi già compromessi dei percorsi autostradali;

Di sensibilizzare e supportare le imprese agricole su un razionale utilizzo del fotovoltaico, in particolare per quanto riguarda l’installazione sui tetti per non consumare terreno;

Di sensibilizzare e supportare le aziende industriali, artigianali e commerciali ad impiantare la tecnologia fotovoltaica sui tetti dei propri capannoni (ribadendo che la posa degli impianti permetterebbe anche la contestuale rimozione/sostituzione di molte coperture in eternit ormai obsolete e almeno parzialmente degradate);

Di promuovere, anche tramite l’istituzione di un apposito sportello, l’installazione di piccoli impianti famigliari al fine di creare una sensibilità diffusa nei confronti del problema energetico, nonché favorire un’equa e collettiva distribuzione degli utili resi possibili dagli incentivi distribuiti grazie a una tassa che colpisce tutti i consumatori;

Di modificare eventuali vincoli urbanistici che vietino o ostino l’installazione di pannelli fotovoltaici/solari sui tetti delle abitazioni comunali, disciplinandone l’utilizzo corretto.

Movimento Stop al Consumo di Territorio
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domenica 7 febbraio 2010

Lettera aperta al Sindaco Cantini

di Adolfo Catelli *

Egregio Sindaco Cantini
Le scrivo questa lettera perché ritengo che la situazione che si sta venendo a creare nella nostra città, in seguito alla grave crisi economica internazionale, richieda subito la massima attenzione da parte di tutte le forze politiche e sociali di Fidenza.
L’allarmante questione - sollevata da DiTaranto e da noi di Rifondazione Comunista - delle oltre 300 famiglie fidentine che versano in ristrettezze economiche e che non riescono a pagare le bollette del gas è ovviamente l’altra faccia della medaglia della profonda crisi economica ed occupazionale che ormai sta facendo sentire i suoi nefasti effetti sul nostro territorio: purtroppo la crisi, che fino a qualche mese fa ci aveva solo sfiorato, è arrivata anche a Fidenza e ci sta colpendo duramente. L’elenco delle aziende locali che navigano in cattive acque si allunga ormai di settimana in settimana (Copas, Lockwoods, Cofarpa, Parmigiana, Bormioli…) proiettando ombre molto sinistre sulla situazione occupazionale dei nostri concittadini.
Non voglio che Lei mi fraintenda e quindi sarò chiaro fin da subito: Lei e la sua Giunta non avete praticamente alcuna responsabilità in questa situazione, così come ne hanno pochissime i rappresentanti della Giunta precedente.
C’è, però, una differenza rispetto allo schieramento di centro-sinistra: nella sua maggioranza ha un ruolo fondamentale un partito - il PDL, di proprietà del premier Silvio Berlusconi - che, per oltre un anno, a livello nazionale, ha pervicacemente negato l’esistenza stessa della crisi, ed ha sostenuto che il devastante malessere economico-sociale che attraversava il paese, fosse semplicemente da imputarsi alla cattiveria dei giornali di centro-sinistra o ad un’errata percezione delle vicende economico-finanziarie da parte della popolazione.
Questo atteggiamento scriteriato ha generato un colpevole immobilismo che ha inutilmente ritardato l’attuazione di adeguate politiche sociali ed occupazionali.
Io so che Lei ha a cuore le sorti della città e non ha nessuna intenzione di comportarsi come questo demagogo irresponsabile che purtroppo ci governa, e voglio sperare che anche i tanti rappresentanti del PDL presenti nella Sua maggioranza abbiano un atteggiamento molto diverso da quello dei loro sciagurati vertici nazionali.
Le chiedo dunque di porre al centro dell’agenda politica e della Sua azione di governo la questione socio-economica della nostra città e il preoccupante problema occupazionale che si va profilando in modo sempre più minaccioso: rotonde, nomine, semafori, cimiteri e code possono aspettare, avremo ancora tempo ed occasione di scontrarci su questi problemi e di confrontarci anche duramente, ma non adesso, questo è il momento di lavorare insieme, ciascuno con il ruolo che gli compete (maggioranza, opposizione, partiti, sindacati, associazioni di categoria…), per uscire da una situazione che si sta facendo di settimana in settimana sempre più grave.
Le chiedo di avviare trattative con le aziende in crisi, di aprire tavoli di confronto con le forze sociali, le istituzioni provinciali e regionali, dialogare apertamente con i partiti dell’opposizione, di studiare soluzioni di bilancio che possano rafforzare gli ammortizzatori sociali, di elaborare progetti concreti e realizzabili per provare a venire incontro alle esigenze dei cittadini: insomma, Le chiedo di indirizzare tutte le forze della Sua maggioranza in un’unica direzione, perché, adesso, questo è il vero grande problema che Fidenza deve affrontare.
Per quanto ci compete, proprio in queste settimane, noi di Rifondazione Comunista, insieme alle altre forze di opposizione - IdV, PD e Città Aperta – stiamo avviando una serie di consultazioni per proporre una linea concreta e condivisa al fine di affrontare in modo unitario i principali problemi della città.
Non posso certo parlare anche a nome di IdV, PD e Città Aperta - di cui peraltro ho stima e che ritengo partiti assolutamente seri ed affidabili - ma per quello che ci riguarda Le posso garantire che Rifondazione Comunista-Sinistra per Fidenza è pronta a fare la sua parte, con impegno e competenza.

In attesa di una Sua risposta Le porgo i miei più cordiali saluti

* Segretario Rifondazione Comunista Fidenza
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CGIL&CGIL

Intanto sottolineo che il confronto tra le due mozioni rappresenta un momento di riflessione sociale che non ce n’è altrove, non nei partiti, loro luogo naturale, né nei rari ambiti culturali di massa; forse nelle riflessioni del terzo settore si può trovare qualcosa di analogo ma non con questa diffusione, infatti questo confronto ha raggiunto capillarmente milioni di lavoratori. Per entrare nel merito evidenzio alcune differenze non senza un po’ di partigianeria che Luca Garulli apprezzerà.
La mozione 1 (m1) analizza le cause della crisi individuandole nella crescita delle disuguaglianze e nel contenimento della domanda interna e poi elenca le misure che non ha agito Berlusconi per fronteggiare la crisi compresa la critica alla Confindustria per essersi sottratta al confronto con tutte le OOSS ed all’esigenza di affrontare la crisi uniti.
La mozione 2 (m2), più o meno nello stesso spazio, enuncia cosa dovrà essere la nuova CGIL, cioè uno spazio libero dove potersi incontrare per la piena a buona occupazione in difesa della Costituzione per la democrazia e per la pace e analizza cosa c’è che non va nell’attuale CGIL e le motivazioni per cui l’organizzazione si è allontanata da quel modello. Prevale nell’ordine dei problemi, la consapevolezza della crisi di rappresentanza del sindacato che non ha saputo proporre e imporre la propria coerenza ed il proprio impianto culturale; quell’assenza di strategia che non è riuscita mai a dettare l’agenda delle priorità al Governo ed alla controparte. E quindi l’esigenza di un ricambio generazionale e di genere con forte valenza di discontinuità e attrazione per i giovani lavoratori.
Rifugge da ogni semplificazione o suggestione di autosufficienza, m1, con un appello a CISL e UIL per l’unità sindacale ribadendo la disponibilità a non considerare irrimediabile la rottura.
La democrazia sindacale per m2, cioè la reale partecipazione dei lavoratori alle scelte sindacali, è la condizione di premessa per l’unità sindacale contro la pratica degli accordi separati e il rifiuto del voto sulle piattaforme perorati da CISL e UIL.
10 proposte per m1, di continuità con l’attuale politica.
7 proposte per m2, più radicali, incisive e per molti aspetti rivoluzionari per il conservatorismo della CGIL, che passano dall’Universalità dei diritti al Salario sociale, dal rifiuto di discutere della legge 30 e dell’Accordo separato del 22.01.09 alle suggestive Quote giovani e regole d’incompatibilità e indipendenza contro ogni collateralismo.
Condivido molte parti dell’intervento di Pietro Ancona e trovo che, riguardo la m2, coincida in numerosi punti.
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sabato 6 febbraio 2010

Concerto del coro "Monte Orsaro" a Fidenza

Domenica 7 Febbraio alle ore 15, presso il Duomo di Fidenza, il coro "Monte Orsaro" terrà un concerto in occasione della 24ª edizione del Premio "S. Donnino d'Oro".

Questo il programma:

(arm. A. Dodero) DA UDIN SIAM PARTITI;
(arm. L. Pigarelli) MONTE CANINO;
B. De Marzi IMPROVVISO;
G. Veneri LA PREGHIERA DEGLI ALPINI;
B. De Marzi GERUSALEMME;
(arm. C. Poletti) FUOCO E MITRAGLIATRICI;
M. Maiero MAGGIO;
(arm. Coro “Monte Cauriol”) TI RICORDI LA SERA DEI BACI;
B. De Marzi RIFUGIO BIANCO;
B. De Marzi BENIA CALASTORIA.
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I diritti e il lavoro oltre la crisi. Una lettura personale

di Luca Garulli

Sollecitato dalla "prima mossa" fatta da Villiam Vernazza in precedenza, volevo, in tale sede, esporre una presentazione del tutto personale della mozione "I diritti e il lavoro oltre la crisi" in vista del congresso CGIL che si terrà in maggio a Rimini.
Quella che seguirà, lo dico subito, non pretende di essere una fedele e completa lettura del documento integrale di 28 pagine bensì la sottolineatura di ciò che "io ritengo" essere i passaggi più significativi sia nella fase analitica che in quella elaborativa.

LA CRISI, IL GOVERNO, LE IMPRESE

La Cgil ritiene che uno dei fattori fondamentali della crisi in atto consista nella crescita di disuguaglianze nei paesi ricchi, nello spostamento di quote crescenti di reddito dai salari ai profitti e da questi agli investimenti finanziari, mentre nei paesi in via di sviluppo siamo di fronte alla scelta di contenere la domanda interna.
Così si determinano surplus finanziari sempre maggiori e sottratti alla domanda globale.
Seguono, poi, l'allentamento della politica monetaria, la formazione di una liquidità crescente, lo stimolo ai consumi attraverso il debito (con la connessa scarsa regolazione e trasparenza dei prodotti ad alto rischio) con conseguente trasmissione degli effetti della crisi dai mercati finanziari, bancari e assicurativi all'economia reale.
Però l'azione concertata dei governi ha contenuto gli effetti più drammatici della crisi finanziaria in virtù della mobilitazione di ingenti risorse pubbliche.
Ciò che, invece, sono mancati sono stati gli interventi di sotegno alle protezioni, tutele sociali e redditi.
Il governo nazionale italiano ha deciso di privilegiare il contenimento del debito pubblico come cuore della propria strategia : non ha tagliato le tasse sul lavoro e sulle pensioni; ha sottratto risorse al Mezzogiorno, alla sanità, alla scuola, alla università; ha ripristinato legge e centralizzazione nei comparti pubblici mancando in efficienza ed innovazione; ha sacrificato interventi leggeri e necessari (sicurezza del territorio, delle zone da bonificare, delle aree sismiche e delle scuole) per opere pesanti di dubbia utilità; a livello mondiale l'mmagine del paese è oggi fortemente compromessa; infine, la partecipazione non è stata favorita nelle relazioni con le Regioni, Province, Comuni e forze sociali in merito all'apertura di tavoli anticrisi.
Ma la sfida odierna davanti cui il paese e l'Europa si trovano richiede proprio al governo di centrodestra di dimostrare se può proporre un'alternativa credibile di politiche economiche, fiscali e sociali.
La stessa scelta è di fronte al sistema delle imprese italiane.
Con la firma dell'accordo separato sui contratti, Confindustria ha optato per la risoluzione della crisi senza ridefinire in maniera unitaria con sigle sindacali le nuove regole.
Le imprese dovrebbero attuare scelte di innovazione senza giocare, quindi, sulla riduzione di costi e diritti, sulla caduta di investimenti in ricerca e sviluppo, sulla scelta di settori e profitti sicuri e con poca concorrenza.
Per la CGIL ogni crisi di carattere epocale ha dentro di sè anche i fattori di cambiamento.
Compito del sindacato è quello di dare al suddetto il segno e il contenuto di una generale innovazione di obiettivi, di politiche economico-sociali, di idee di società, di cooperazione e regolazione degli interessi internazionali in cui il lavoro e l'uguaglianza ritrovino centralità.
Alla luce di tali considerazioni si pensa di ridefinire anche i parametri su cui è costituito il concetto stesso di ricchezza e di crescita di un paese, e cioè a partire dalla ridiscussione dello stesso concetto di PIL.
A conclusione di tale introduzione citerò sbrigativamente le nozioni-proposte per il XVI Congresso e su cui tornerò successivamente : unità del Paese e difesa dei valori fondanti della Carta costituzionale; allargamento della democrazia partecipativa; unificazione del lavoro pubblico e di quello privato; tassazione delle rendite e dei grandi patrimoni per attuare una forte redistribuzione della ricchezza in favore di lavoratori e pensionati, facendo leva anche e soprattutto sulle risorse recuperate nella lotta all'evasione fiscale; riconquista di un potere contrattuale in un quadro di nuove regole per i contratti nazionali e per una contrattazione di secondo livello più estesa; vera mobilità sociale (ingessata da corporazioni, privilegi di censo e di patrimonio) premiando la meritocrazia.
Sulla base delle divisioni profonde nei rapporti fra sigle diverse intercorse negli ultimi mesi, la CGIL deve lavorare per ridefinire costantemente una unità d'azione con CISL e UIL.
Vitale, quindi, è il superamento di ogni chiusura e di autosufficienza a vantaggio dell'allargamento del fronte sociale (in un quadro di alleanze anche istituzionali) interessato ad un piano di contrasto al declino del paese.

IL MONDO E L'EUROPA

La crisi globale può essere un'occasione irripetibile per il rovesciamento del modello neoliberista, il concretizzarsi di nuovi strumenti istituzionali sovranazionali più efficaci degli attuali; allo stesso modo a livello mondiale servono piattaforme sindacali capaci di contrastare la crescente disoccupazione e, nei paesi meno sviluppati e privi di reti sociali, la povertà in cui molti lavoratori rischiani di cadere.
La CGIL sostiene le scelte dell'ITUC (consiglio sindacale mondiale) a favore dell'allargamento dei diritti sociali, delle libertà sindacali, un nuovo sistema di governo mondiale.
Positivo è stato l'affermarsi del G20 anche se rimane il ritardo tra soluzioni proposte nei documenti e la loro applicazione.
In particolare non è stato riconosciuto il ruolo del sindacato nell'origine delle decisioni del G20.
Incoraggiante è stata l'elezioni di Barack Obama per la sua discontinuità con Bush nella valorizzazione del pubblico in campo sociale.
Inoltre, si prende atto della difficoltà storica della sinistra europea nel porsi come forza governante le contraddizioni dell'attuale fase del capitalismo.
L'Unione Europea è in ritardo nel rafforzare organismi sovranazionali per definire un nuiovo modello di sviluppo globale in quanto la dimensione dello stato nazionale non è più sufficiente per competere con vecchie e nuove potenze.
E' necessaria, quindi, la piena entrata in vigore, del Trattato di Lisbona.
Le risposte solo nazionali spingono verso il protezionismo economico e la xenofobia in campo sociale.
Forte è stata la mobilitazione del CES (confederazione dei sindacati europei) per rilanciare il ruolo del pubblico nell'offerta di beni essenziali ma anche nella riconversione e ristrutturazione produttiva funzionale alla modifica di modelli sociali che non tengono conto del benessere delle persone (leggi sostenibilità ambientale ed energetica oltre agli investimenti nella ricerca ed istruzione).
E', bensì, necessario diffondere la contrattazione per tutti i paesi europei e coniugare le decisioni economiche alla dimensione ecologica e sociale.
Funzionale al rafforzamento del sindacato europeo è il potenziamneto dei Comitati Aziendali Europei, quali cellule sindacli transnazionali di base, e dei Consigli Sindacali Interregionali, quali articolazioni della CES nelle regioni transfrontaliere.

GUERRA E PACE

Da sempre contro la guerra, la CGIL si oppone alla rincorsa agli armamenti, la crescita delle spese militari, ritenendo che solo con la cooperazione, la reciproca conoscenza e comprensione, la crescita dei livelli culturali e il superamento delle povertà.
Contro l'intervento in Afghanistan in quanto lo scenario ha dimostrato che le recenti elezioni non possono vedere la partecipazione democratica della popolazione alla vita politica come imposizione dall'esterno bensì come conquista dal basso.
L'indebolimento progressivo delle istituzioni afgane ne sono una prova.
Bisogna porre fine a quella missione chiedendo una Conferenza Internazionale di pace per l'intera regione sotto l'egida delle Nazioni Unite.
Per l'Irak va definito il ritiro di tutte le forze militari straniere avviando un piano straordinario di investimenti per definire prospettive di sviluppo economico e civile.
In tutta la regione è sentito l'impegno per una ripresa dei negoziati di pace fra Israele e Palestina senza avallare nuovi insediamenti di coloni e promuovendo la libera circolazione dei palestinesi.
Per ultimo, è urgente un'iniziativa di riforma dell'ONU.

IL "PROGETTO PAESE"

Urge promuovere un modello alternativo (detto "Progetto Paese") a quello messo in campo dalle autorità di governo.
Serve a guidare il cambiamento puntando su conoscenza, ricerca ed innovazione.
Questo presuppone la qualificazione e l'orientamento sociale degli investimenti nelle reti e nei servizi pubblici, un piano di riconversione e ricerca ecologica ed ecosostenibile, la messa in sicurezza di case, scuole, assetti territoriali e il contrasto alle mafie.
Parte di tale progetto sono le politiche per il Mezzogiorno privilegiando, in materia di infrastrutture, specializazzioni produttive e credito, un forte senso alla responsabilità pubblica nell'orientare le decisioni.

PIU' PRECISAMENTE.....

Non si può rinunciare a far rientrare nel suddetto progetto : la difesa del valore del lavoro nella COSTITUZIONE ed, in particolar modo, dell'articolo 21 riguardo all'importanza dell'imparzialità dell'informazione in un contesto in cui i canali presenti privilegiano stili di vita e modelli sociali lontani dai problemi reali dei lavoratori e dei cittadini tutti, che mai trovano nel lavoro esempi da seguire.
Essenziale rimane il concetto di LAICITA' dello Stato.
L'affermazione di un modello di società aperta, inclusiva, interetnica e interculturale permette di rispondere al bisogno di giustizia sociale e di fuoriuscita positiva dalla crisi schivando i binari del RAZZISMO e di una società chiusa e povera di futuro.
Di conseguenza sono necessari : un diverso governo del fenomeno migratorio attraverso una politica di ingressi legali più aderente alla realtà dei flussi, la chiusura dei CIE e la qualificazione del circuito accoglienza-assistenza-informazione passando per una legge organica sul diritto d'asilo e, successivamemente, il riconoscimento del diritto di voto e la riforma della cittadinanza.
Scontata è l'abolizione del reato di clandestinità e della legge Bossi-Fini.
Una delle priorità dell'azione ANTIMAFIA dello Stato, delle associazioni, dei sindacati e delle forze politiche, deve essere la conoscenza dei meccanismi di accumulazione dei capitali delle cosche mafiose, per cogliere i canali di infiltrazione del denaro sporco nell'economia legale.
Va sostenuta, quindi, la prassi della magistratura, delle forze dello Stato e di polizia nel contrasto all'attività mafiosa, ovunque essa si manifesti.
Da potenziare il riutilizzo sociale dei beni confiscati.
Forte dev'essere anche la regolamentazione del mercato mediante la selezione della qualità delle imprese e di modifica dei meccanismi degli appalti a partire dal contrasto al "massimo ribasso".
Sul tema difficile della SICUREZZA si punta su una linea che, a fianco di battaglie culturali, veda la tutela delle comunità e delle persone con una maggiore capacità di prevenzione nonchè risorse adeguate per l'apparato di giustizia ed il rafforzamento della lotta alla corruzione.
Per la CGIL la sicurezza dev'essere, innanzitutto, diritto al lavoro sicuro, acqua e aria puliti, cibo e casa sani, ambiente non inquinato, diritti sociali.
Per quanto riguarda il WELFARE, si parte da una critica del LIBRO BIANCO che depotenzia il pubblico in settori decisivi (sanità, istruzione e previdenza) a vantaggio di assicurazioni private, dei fondi integrativi, del privato, delle bilateralità.
Allo stato non resta che garantire la libera competizione tra fornitori di servizi.
I grandi rischi (invecchiamento, perdita del lavoro...) non coinvolgono più la responsabilità pubblica bensì quella del singolo.
Non a caso la bilateralità è esaltata per gestire gli ammortizzatori sociali e la predisposizione di schemi assicurativi privati anche per la non autosufficienza.
Nella SANITA' la veste pubblica deve attuare quel principio universalistico fondato sulla fiscalità generale e che, come nella previdenza attraverso un patto di ripartizione, deve attivare un rapporto solidaristico fra generazioni.
La salute, inoltre, rivendica la risoluzione di un problema esistente : la dimensione delle spese inerenti.
Il nostro investimento pubblico è inferiore alla media UE e OCSE.
Tuttavia, ciò che conta non è spendere di più bensì spendere meglio e rendere più efficace il servizio.
Solo entro un SSN di qualità e livelli essenziali di assistenza per tutti i cittadini può avere un ruolo la sanità integrativa.
Bisogna, infine, rivalutare le rendite e gli indennizzi per lavoratori infortunati e tecnopatici e loro eredi.
Per la PREVIDENZA, la CGIL è per un invecchiamento attivo, difendendo il sistema pubblico a ripartizione ed una omogeneità di trattamenti sostenibili economicamente nel tempo, che la riforma del 1995 cercava di sviluppare.
Rientrano nella mozione anche : la flessibilità in uscita (con nuovi coefficienti senza impatti negativi ed effetti retroattivi); un tasso di sostituzione della futura pensione (non inferiore al 60% dell'ultima retribuzione anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale); solidarietà (copertura figurativa per tutelare dalla discontinuità dei rapporti di lavoro, per la cura e congedi parentali...); perequazione delle pensioni contro l'impoverimento degli utenti; l'aspettativa di vita va legata anche al lavoro svolto e alle condizioni socio-ambientali (capitolo lavori usuranti) a partire dal contenuto del Protocollo del Welfare del 2007; infine, la previdenza complementare deve prevedere garanzie in momenti di crisi ed, al contempo, le risorse investite nei fondi negoziali potrebbero consentire di agire sul modello di sviluppo attraverso l'emissione di appositi titoli del debito pubblico per coprire investimenti in settori innovativi (green economy ad esempio).
Nelle POLITICHE SOCIALI spicca il reddito minimo di inserimento accompagnato da un potenziamento finanziario del Fondo nazionale per la non autosufficienza e dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (Liveas) con particolare attenzione per i servizi all'infanzia e per i figli diversamente abili.
Segue, poi, l'impegno per un sistema tariffario stabile nel tempo (attraverso soggetti settoriali di regolazione, terzi ed indipendenti) dei SERVIZI PUBBLICI come quello per rete idrica.
L'acqua come bene essenziale deve essere considerata di proprietà e gestione pubblica (come l'istruzione e la sicurezza) e con organizzazioni del lavoro tali da incentivare la democrazia partecipativa delle rappresentanze dei lavoratori e dei consumatori.
LA POLITICA INDUSTRIALE richiesta deve essere "verde" (coinvolgendo la ricerca col ripristino del credito d'imposta ed incentivi alla sinergia fra Università ed imprese private oltre che ad istituti pubblici), "territoriale" (l'innovazione del prodotto e le stesse reti lunghe extraterritoriali devono preservare i sistemi italiani e la loro occupazione rafforzando, chiaramente, l'istruzione tecnico-professionale richiesta dai distretti) e "sostenibile"(sul piano ambientale permettendo, altresì, l'ammodernamento delle reti infrastrutturali ed il recupero delle aree dismesse).
Nel TERZIARIO bisogna preservare l'equilibrio fra grande distribuzione e commercio di vicinato, il recupero e riciclo dei rifiuti prodotti, modelli contrattuali volti a depotenziare il ricorso al part-time governando meglio gli orari per difendere l'occupazione femminile.
Altro tema trattato è quello della CONOSCENZA.
Forte è il richiamo ad un apprendimento permanente per investire su un fattore lavoro di qualità anzichè sulla relativa soppressione dei costi.
Fondamentale è elevare l'obbligo scolastico a 18 anni e sostenere l'autonomia scolastica, universitaria e degli enti di ricerca.
E' necessario che gli investimenti in rapporto al PIL tocchino il 3% e non il misero 1% dei giorni d'oggi.
La ricerca pubblica di base (progetti europei e nazionali) non va contrapposta a quella applicata e l'aggregazione delle piccole imprese può contribuire ad attività migliorative inserendosi in circuiti territoriali.
Nel progetto figurano anche cenni sulla POLITICA FISCALE riguardanti obiettivi quali la riduzione di 3 punti di IRPEF e la rimodulazione delle detrazioni per il lavoro dipendente e pensionati per i prossimi 3 anni ed un beneficio medio netto di 100 euro mensili per le suddette categorie.
Serve un patto fiscale che dia dignità alla lotta all'evasione ed elusione (ripristino dell'albo dei fornitori, tracciabilità dei pagamenti a 5000 euro per pagamenti in contanti-libretto-assegno al portatore) e che preveda : una tassazione del patrimonio immobiliare al 20%, l'eliminazione del drenaggio fiscale su dipendenti e pensionati riducendo la prima aliquota dal 23% al 20% e la terza dal 38% al 36%, detrazioni per i figli a carico e assegno al nucleo superando il problema dell'incapienza, l'imposta sulle grandi ricchezze con una rivalutazione degli estimi catastali e sulle transazioni finanziarie internazionali ed, infine, un'armonizzazione europea della tassazione degli interessi, utili e dividendi e (alla fonte) per gli acquirenti non residenti di titoli del debito pubblico.
Voluminosa è la parte sul MERCATO DEL LAVORO dove si punta a unire pubblico e privato nella comune lotta al sommerso (con forti attività ispettive), per il lavoro a tempo indeterminato (con fiscalità di vantaggio) a scapito di altre tipologie e la definizione di un tempo massimo di permanenza presso la stessa impresa in rapporti non stabili, l'estensione dell'articolo 18 per chi è alle dipendenze di datori di lavoro fittizi (con più di 15 dipendenti), la riduzione a lavoro dipendente della figura del socio-lavoratore della cooperativa, il contrasto all'emigrazione di giovani dal Sud verso il Nord ed il rafforzamento del ricorso ai contratti di solidarietà.
Per la CONTRATTAZIONE il modello mozionale propone il doppio livello che contrasti il ritorno alle gabbie salariali e generalizzando l'attività decentrata con integrativi fruibili a livello aziendale senza, però, farvi rientrare il salario straordinario.
Per chi non dovesse usufruire del secondo livello, va estesa la norma di salario aggiuntivo.
Il contratto nazionale nella sua funzione regolatoria dei livelli retributivi deve spingere per alzare il monte salari dal 42% al 50% del PIL.
Gli enti bilaterali possono essere criticati nella loro trattazione nel Libro Bianco ma non respinti a priori in quanto vanno difesi nella loro origine contrattuale con funzione integrativa ma non sostitutiva.
La contrattazione di secondo livello deve ricomporre le filiere mentre è compito di quello nazionale ridurre il numero dei contratti e, quindi, anche degli enti bilaterali.
Arduo ma citato è l'impegno di portare il sindacato a contrattare (tramite gli accorpamenti di filiera, settore e territoriali di secondo livello) nelle microaziende.
Sulla SICUREZZA E SALUTE SUL LAVORO si critica il depotenziamneto del Testo Unico e lo spostamento di responsabilità dai datori ai lavoratori.
Si toccano, infine, temi come la DEMOCRAZIA SINDACALE (voto certificato dei lavoratori sulle piattaforme e sugli accordi in tutti i livelli di contrattazione anche con accordi separati).
Frutto del potenziamento della contrattazione decentrata è l'indispensabile diffusione delle rappresentanze nei luoghi di lavoro a suffragio universale e superando la rigida scelta su una lista unica bloccata per la designazione delle RSU e RLS.
La mozione si chiude trattando la necessità di definire modelli organizzativi più flessibili e moderni in rapporto alle NUOVE ESIGENZE dell'organizzazione del lavoro (precari, immigrati, giovani, l'unificazione di sigle di categoria come quella fra chimici,tessile,energetico e manifatturiero), l'accettazione delle SFIDE MODERNE del federalismo e della sussidiarietà come allargamenti degli spazi democratici preservando, però, l'unità del paese e i diritti costituzionali ed, in ultimo, la cura della trasparenza nel pubblicizzare il BILANCIO SOCIALE (ispirato a criteri di sobrietà e rigore), il potenziamento dei CANALI COMUNICATIVI (web, comunicazione radiofonica e anche televisiva) ed il prezioso ruolo della FORMAZIONE degli iscritti tramite il rapporto fra coinvolgimento sindacale e spirito critico.

Grazie per l'attenzione !

Garulli Luca
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venerdì 5 febbraio 2010

Da food valley a gru valley così Parma perde la sua terra

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Un cavaliere della Légion d'Honneur di Borgo San Donnino


Antonio Bandozzi, nato a Borgo San Donnino il 26 dicembre 1786, nominato cavaliere dell'ordine reale francese della Légion d'Honneur il 20 aprile 1839.
La Legion d'onore venne istituita, come ordine cavalleresco, da Napoleone Bonaparte nel 1802. È oggi la più alta onorificenza attribuita dalla Francia a cittadini sia francesi che stranieri. Inizialmente concessa solo per meriti militari venne in seguito estesa anche a meriti civili.
I dossier della Légion d'honneur sono conservati presso gli Archives Nationales a Parigi. In molti casi, va detto, questi dossier presentano lacune dovute a incendi e distruzioni.
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giovedì 4 febbraio 2010

Circa trecento le famiglie a rischio distacco gas

di Tonino Ditaranto

Sono circa trecento le famiglie fidentine che rischiano la chiusura del rubinetto del gas in questi giorni e il numero è destinato a salire vertiginosamente.
Stessa cosa succede per l'energia elettrica e altri bisogni primari.
La situazione occupazionale della nostra cittadina si sta facendo drammatica. E' sotto gli occhi di tutti ciò che sta accadendo nei vari settori produttivi a partire dalla crisi della Bormioli al rischio reale di chiusura di alcune aziende edili cittadine, allo svuotamento delle attività commerciali del centro cittadino, mentre le grosse catene la fanno sempre più da padrone.
Decine di artigiani sono ormai a casa da diversi mesi, e diverse aziende del settore metalmeccanico o si affidano allo strumento della cassa integrazione o costringono i loro dipendenti a settimane di ferie forzate.
Eppure nonostante la crisi con i suoi devastanti effetti è sotto gli occhi di tutti le attenzioni della classe politica fidentina sembrano rivolte verso tutt'altre questioni.
Mi si potrà dire che questi sono gli effetti di una crisi che investe l'intera nazione, e io sono sicuramente d'accordo, ritengo tuttavvia che anche se le risorse dei comuni non permettano di attuare politiche di aiuti economici adeguati alle esigenze, l'Amministrazione e l'intera classe politica locale non può sottrarsi dall'individuare quelle misure sia pur minime che permettano di affrontare la grave situazione nel modo più efficace possibile.
Non spetta a me dire quali possano essere queste misure ma posso provare a fare un esempio.
Dilazione nei pagamenti delle forniture di energia con importi da spalmare sull'intero anno al fine di evitare l'invio di bollette con cifre da capogiro che mettono in seria difficoltà le famiglie che già non arrivano alla seconda settimana del mese.
Lancio un appello attraverso queste pagine sia all'Amministrazione comunale, sia alle forze politiche di maggioranza e di opposizione, sia alle associazioni sindacali e di categoria affinchè si possa aprire un serio dibattito e trovare le migliori soluzioni possibili.
tonino ditaranto
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Quanto è sostenibile il tonno che mangi?

di Giorgia Monti *

Sai cosa c'è davvero nelle scatolette di tonno che compri?
Per scoprirlo, abbiamo inviato un questionario alle aziende responsabili dei più importanti marchi di tonno in scatola presenti sul nostro mercato e sulla base delle risposte pervenute abbiamo pubblicato la classifica "Rompiscatole".
Coop, ASdoMar e Mare Blu sono ai primi posti in classifica: sebbene non siano effettivamente sostenibili, hanno almeno una regolamentazione scritta.
Zero in classifica per due dei marchi più venduti in Italia - Tonno MareAperto STAR e Consorcio - per la loro assoluta mancanza di trasparenza. Su 14 marchi valutati, 11 finiscono nella sezione "in rosso", perché non hanno ancora adottato criteri chiari per garantire che la pesca del tonno non danneggi l'ambiente.
Per pescare il tonno si utilizzano spesso metodi distruttivi che sono responsabili della cattura accidentale di un'ampia varietà di altre specie, tra cui tartarughe e squali ed esemplari immaturi di tonno. Il pinna gialla, il più consumato in Italia, è sotto pressione e la salvaguardia di alcuni stock desta ormai serie preoccupazioni.
In Italia si consumano più di 140mila tonnellate di tonno in scatola all'anno: prima che anche gli stock di tonno tropicale vengano totalmente compromessi, bisogna ridurre gli sforzi di pesca, eliminare gli attrezzi pericolosi e tutelare con riserve marine le aree più importanti per queste specie.
Saluti e a presto!

* Responsabile Campagna Mare Greenpeace Italia

Clicca sull'immagine per leggere la classifica stilata da Greepeace
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mercoledì 3 febbraio 2010

Al chiar di luna, porto fortuna?

di Franco Bifani

Quella maledetta mattina, ci fosse stata o meno, prima, una gran bella luna, Fred avrebbe dovuto girare uno spot, per Carosello, di una nota marca di birra ed al suo fianco ci sarebbe stata una di quelle bambole bionde, da fischio ripetuto e prolungato, protagoniste di tante sue criminal songs, Anita Ekberg; per lei, forse, Fred aveva preso una sbandata, una delle tante attribuitegli, ma di cui, forse, nessuna radicata nella realtà, cucitegli addosso dal personaggio che interpretava e dagli abiti che indossava, quando cantava. La sua bizzarra Ford Thunderbird rosa, quella che lui aveva definito “criminalmente bella”, si schiantava, all'alba del 3 febbraio del '60, contro un camion, carico di porfido, mentre percorreva, a velocità folle, il quartiere Parioli di Roma.
E Fred moriva su un bus della linea 90, che un carabiniere, di guardia all'ambasciata americana, precipitatosi in suo soccorso, aveva prontamente fermato, durante il tragitto verso un ospedale. Da una Thunderbird ad un bus di linea, coerentemente con la sua vita di cantante scanzonato, tra America e Torino, tra barolo e stracotto, whisky e bionde platinate e fatali, alla Marilyn Monroe, Lauren Bacall e Jane Mansfield. Aveva solo 39 anni e, a quanto si dice, un solo amore, incontrato a 28 anni, mentre lei ne aveva solo 17, a Lugano, la Svizzera appena fuori porta. Ferdinando Buscaglione era a suonare nel medesimo locale in cui faceva il suo numero, con il Trio Robin's, come contorsionista-acrobata, lei, Fatima Ben Embarek, splendida fanciulla marocchina. Fu un colpo di fulmine; il padre di lei era fieramente avverso a quell'amore, ed allora i due si inventarono una fuitina al chiar di luna, in una notte innevata, fuggendo su una slitta trainata da un destriero, forse candido come la neve, pure lui. Nando 'd piassa Cavour era di umili origini, ma, fin da bambino, amava la musica; non quella noiosetta dei tre anni trascorsi, di malavoglia, al Conservatorio di Torino, ma, soprattutto, la musica jazz. Aveva imparato a suonare parecchi strumenti, con facilità e destrezza, ed aveva poi girato numerosi locali, fino all'incontro, fatale e simbiotico, con Leo Chiosso, al Gran Caffè Ligure di Torino. Leo divenne la sua altra metà; erano andati ad abitare in due palazzi, dirimpetto l'uno all'altro, per stare più vicini. Fred era un innamorato degli USA, ma alla Carosone di “Tu vuo' ffà l'americano”, alla Nando Mericoni del Kansas City; anche lui, l'America, non l'aveva mai conosciuta direttamente, gli piaceva tanto, ma solo di riflesso, senza farsene colonizzare culturalmente in modo acritico e totale, bensì reinterpretandola in maniera ironica e spaccona, in canzoni che erano dei brevi cortometraggi, con storie noires di bulli e pupe, bionde fatali e glaciali, pistole e sigarette a rotazione, whisky e poker, girls aggressive e vincenti sul maschio nostrano, ridotto ad uomo-oggetto, macchina per far soldi con cui accontentare i loro capricci nevrotici. “Tu, fumavi mille sigarette, io, facevo il grano col tresette...”. Compariva sempre sul palco con mezz'etto di brillantina sul capello, sigaretta penzoloni ad un angolo della bocca, in mano un bicchierone di whisky, rigorosamente on the rocks. Da bravo “ammeregano” alla Sordi, aveva fatto pure lui innumerevoli mestieri, prima di approdare a quello di cantante; sotto le armi, in Sardegna, in tempo di guerra, era stato fatto prigioniero, manco a dirlo, proprio dagli americani, era stato notato, come cantante,da un ufficiale di colore ed aveva iniziato la sua carriera a Radio Cagliari, prima di tornare poi nella sua Torino. Qui aveva messo assieme il complesso degli Asternovas, si era fatto crescere i baffetti alla Clark Gable ed aveva iniziato ad indossare abiti gessati alla gangster di Chicago, come nei racconti hard-boiled di Damon Runyon, dietro suggerimento di Leo Chiosso. Dalle testimonianze di alcuni amici, pare che Fred, poco tempo prima di morire, fosse stanco di questo personaggio alla Humphrey Bogart strapaesano che interpretava ormai da alcuni anni, tant'è che aveva scritto alcune canzoni fuori programma, diciamo così, come “Guarda che luna”,”Love in Portofino”, ”Non partir”, “Al chiar di luna, porto fortuna”. Aveva rivisto la sua Fatima, dopo anni di rapporti burrascosi, pareva che avessero progettato di lavorare, ancora una volta, assieme. Si dice anche che volesse interrompere la sua carriera fin che si trovava ancora a cavalcare l'onda del successo, prima che il pubblico gli voltasse le spalle. Le sue canzoni vivono ancora tra di noi, dopo 60 anni, interpretate, tra gli altri, dalla “Fred Forever Jumpin' Orchestra”, nata a Roma nel '95, divenuta poi “Buscaja”; in parecchi si sono cimentati nello scrivere una sua biografia, ultimo Giancarlo Susanna, che l'11 febbraio di quest'anno presenterà il suo libro “Nientepopodimeno che...Fred Buscaglione”, al Cineporto di Torino, all'interno di una serie di iniziative dell'Associazione Culturale F.E.A., denominate “Sotto il cielo di Fred”.
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Il Movimento 5 Stelle chiede una firma per la democrazia

di Alberto Bacchini

Caro Diario di Fidenza, sono un attivista del Movimento 5 Stelle di Parma, in questi giorni contribuisco a raccogliere le firme per partecipare alle elezioni regionali 2010.
Raccogliere le firme non è facile, però il nostro gruppo ce la mette tutta. Io cerco di organizzare il banchetto a Fidenza dato che sono tra i pochi borgsani del gruppo, ma abbiamo poca visibilità e c’è avversità nei nostri confronti.
Una firma a nostro favore è un’azione democratica, menzionata nella costituzione e non rappresenta nessun impegno elettorale.
La gente ci critica senza conoscerci ma siamo gente semplice, crediamo nelle idee che ci hanno fatto incontrare a Parma.
Tutela dell’ambiente, sviluppo sostenibile, lotta alla corruzione, solidarietà, libera informazione sono solo alcuni dei temi che trattiamo e su cui non facciamo sconti a nessuno!
Io dico a tutti: venite a conoscere il nostro programma, i candidati, le idee, dateci la possibilità di concorrere alle regionali, se poi nell’eventuale campagna elettorale non saremo convincenti ci potete anche mandare a c.....
Grazie dell’attenzione

http://www.emiliaromagna5stelle.it/

PS: si può firmare nei comuni di Salso e Fidenza, negli uffici elettorali in orario d'ufficio,
Ci sarà un banchetto a Fidenza sabato 13 febbraio, in luogo e orario da definire.
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